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via vittorio emanueleA breve l’ordinaria chiusura del nostro centro storico, decisione presa dal Commissario Prefettizio Aprea al fine di preservare il patrimonio artistico e architettonico di Galatina, dovrebbe divenire realtà. Ed è a dir poco assordante il silenzio che regna attorno alle modalità, ai tempi di attuazione del provvedimento oltre che alle possibili conseguenze che ricadranno principalmente gli esercizi commerciali che vi operano.
Non vi è traccia, ad oggi, di comunicazioni ufficiali con le quali chi di competenza informi per lo meno i cittadini su come si vorrà procedere: se la chiusura sarà graduale o meno, come verrà modificata la viabilità, dove si potrà posteggiare l’auto, cosa devono aspettarsi i residenti e se sono previsti permessi a circolare per i titolari dei negozi che vi lavorano. Si tace sull’argomento anche nella discussione politica locale, già peraltro latitante di per sé fatte salve estemporanee da propaganda elettorale.
A parlarne sono i commercianti della zona che, da mesi ormai, sollevano dubbi e perplessità sull’operazione e sulle ricadute economiche per le loro attività “La chiusura del centro storico dovrebbe essere il punto finale di percorso che mette in campo tutta una serie di azioni mirate a rivalutare il centro storico su vari aspetti “ dice Francesca Sabella , rappresentante del “Comitato spontaneo centro storico” di cui fanno parte le attività commerciali e artigianali del centro antico.
“Secondo noi il centro storico non può essere chiuso perché mancano una serie di servizi essenziali come la pulizia, l’arredo urbano, il verde e un’attenzione al decoro urbano” continua Francesca “queste mancanze non invitano certo il cittadino a venire a passeggiare e trovare i negozi che tra l’altro sono rimasti pochissimi. Non esagero se dico che negli ultimi vent’anni nessuno ha messo mano seriamente al centro storico, ma ci sono sempre stati sempre provvedimenti fine a se stessi che con portavano a nulla”
Il progetto commissariale partirebbe, invece, proprio dalla chiusura tout court della zona per poi programmare una serie di attività volte alla rivalutazione in senso turistico, culturale ed economico di Galatina e delle sue bellezze. “Questi programmi, però, devono essere studiati e portati avanti negli anni e non si posso esaurire nel giro di pochi mesi. In questo modo si arreca solo un danno per gli esercizi commerciali esistenti. ”
La preoccupazione dei commercianti è tangibile: il senso di abbandono è diffuso e l’umore, unanime, è tutt’altro che sereno. E sembrano esserci tutti i presupposti perché il clima, tra esercenti e amministrazione comunale, diventi sempre più teso.
Chiacchierando con i pochi commercianti rimasti attivi nel centro storico della città emerge, infatti, la convinzione che la chiusura sarà il colpo finale a un’economia cittadina già compromessa. Il progressivo impoverimento culturale, unito alla chiusura di alcune delle attività commerciali che animavano il centro fino a qualche anno fa, hanno, in effetti, portato all’attuale condizione di semi abbandono, evidente in qualunque pomeriggio della settimana. Ciò che sconforta maggiormente, alimentando l’amarezza di chi tra mille sacrifici ha cercato di mantenere vivo e pulsante il cuore della città, è l’assenza di prospettiva una volta arrivati alla chiusura, ossia la mancanza di un piano di rilancio e di effettiva riqualificazione dell’intera area interessata.
Nonostante il senso di abbandono i commercianti si dimostrano, però tutt’altro che passivi alla “proposta” del commissario tecnico cittadino: la soluzione trovata da qualcuno, che suona quasi come un compromesso, è di prendere a modello la città di Gallipoli, che durante i mesi estivi chiude al traffico le strade dello shopping per facilitare il transito dei pedoni e che, durante l’inverno, ripristina i normali sensi di marcia, permettendo il parcheggio nei pressi delle varie attività commerciali.
Posto che a tutti noi sta a cuore, com’è giusto che sia, preservare le bellezze architettoniche e monumentali di cui siamo orgogliosi, siamo anche consapevoli della necessità di confronto e di dialogo continuo con i cittadini. Saremmo, pertanto, ben lieti di fare da cassa di risonanza delle ragioni e delle modalità di attuazione di un’iniziativa che, qualsiasi siano le conseguenze, segnerà le nostre abitudini quotidiane.

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