Amministrative Galatina 2017 - Il ballottaggio

Affluenza alle ore 12.00: 14,46%
Affluenza alle ore 19.00: 24,70%
Affluenza alle ore 23.00: 48,93%

Marcello Amante eletto Sindaco di Galatina

51,93% Voti: 6.032

Giampiero De Pascalis

48,07% Voti: 5.584

Scrutinate 28 sez. su 28

Edizone 2017 del Festival Canoro Centro DI RE

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meeting for change 2017Il meeting for change del 28 maggio nasce dall’intenzione di condividere un percorso di cambiamento in maniera trasversale e facendo emergere le istanze dal basso. Alla realizzazione dello stesso hanno infatti preso parte più di 15 realtà, portando ciascuna il suo contributo.

Per non rischiare di sfociare nel solito incontro in cui pochi parlano al pubblico, considerandolo un mero uditore, o al massimo concedendogli le domande finali, si è scelto di focalizzare gran parte dell’incontro su un workshop che potesse coinvolgere attivamente tutti i partecipanti.

All’iniziativa hanno preso parte in totale un centinaio di persone.

Gli step della giornata sono stati dunque i seguenti: all’inizio, intorno alle 17.15 i partecipanti sono stati accolti con un aperitivo, registrati ed invitati a prendere parte ad una foto petizione.

Ai partecipanti è stato chiesto di scrivere su un fogliettino i valori che più li caratterizzano (massimo una decina) e di imbucare questo foglietto in un’urna.

Intorno alle 18.30 si è entrati nel merito delle questioni, grazie all’introduzione degli ospiti, da parte del Professore Oronzo Trio.

I relatori erano Patty L’Abbate, Veronica Calamò, Simona Campanella, Ilaria Calò, Salvatore De Tommaso, che hanno trattato rispettivamente i temi: decrescita felice e bioeconomia, integrazione ed educazione alla diversità, ecofesta e modelli di sviluppo sostenibile, teoria della centesima scimmia e potere della visualizzazione.

A seguito degli interventi, intorno alle 20.00, ai partecipanti è stato offerto un buffet, accompagnato dalle note dei Jumama.

Al termine del buffet, intorno alle 21.00 sono stati creati 6 gruppi di lavoro, ai quali hanno partecipato 42 persone, sui temi:

- cultura;
- istruzione, educazione e formazione;
- economia;
- benessere;
- comunità (cittadinanza attiva);
- ambiente.

A ciascun gruppo è stato assegnato un foglio report ed un facilitatore.

Al termine dei lavori i report dei gruppi sono stati raccolti ed ai partecipanti è stata mostrata una wordcloud, emersa dai valori imbucati nell’urna all’inizio del pomeriggio.

Dunque è stato chiesto a tutti di lasciare dei feedback sull’iniziativa attraverso la compilazione di un questionario e di proseguire insieme nei prossimi step:

1) pubblicazione del manifesto del cambiamento emerso dai lavori di gruppo;

2) invitare tante altre realtà al prossimo appuntamento di fine settembre/inizi di ottobre.



IL MANIFESTO DEL CAMBIAMENTO – MEETING FOR CHANGE 28 MAGGIO 2017


I problemi emersi dal lavoro dei gruppi tematici sono numerosi ed eterogenei, sebbene in ultima istanza è ravvisabile un denominatore comune a tutti: la mentalità e la cultura dominanti.

È proprio dalla mentalità e dalla cultura, infatti, che scaturiscono molte delle criticità riscontrabili a vari livelli ed in vari ambiti.

In questo caso cultura va intesa come consapevolezza di sé, del proprio ruolo all’interno del tessuto sociale e della propria responsabilità nei confronti degli altri e dalla natura.

Proprio in questo senso sembra esserci più di qualche nodo da sciogliere nella società contemporanea.

Spesso, tra i punti di debolezza, vi sono infatti la sfiducia in sé stessi e nell’altro, la propensione ad un atteggiamento egoistico ed orientato all’utilitarismo, piuttosto che alla collaborazione ed alla condivisione, abbinati alla mancanza di un modello etico comunemente riconosciuto.

Questi aspetti, minano da un lato la coesione sociale, l’identità culturale, il senso di appartenenza alla comunità locale, e compromettono dall’altro la capacità di comprendere ed accettare il valore della diversità, e quindi di attuare politiche di inclusione reale, con la conseguenza di non riuscire far emergere il vero potenziale di ciascuno, o peggio ancora di tagliare fuori alcune categorie.

Tutto ciò non può che impedire, frenare e limitare la messa in rete delle competenze e la realizzazione di modelli di coordinamento e gestione delle attività culturali partecipativi e democratici.

A fare da cornice a tutto questo sono la mancanza di occasioni di incontro e confronto diffuse, la disinformazione, il pregiudizio, la mancanza di educazione allo sport, al vivere sano, all’alimentazione equilibrata, alla crescita spirituale, che pregiudicano l’accessibilità della cultura e del benessere e quindi il progresso sociale.

Altre conseguenze negative della mentalità e della cultura dominante, sono osservabili andando a considerare gli aspetti legati all’economia, minacciata dall’alto tasso di disoccupazione giovanile, al quale si sommano le carenti capacità manageriali, la scarsa propensione all’innovazione, la difficile collaborazione tra imprese ed università, la sfiducia nel futuro e la paura di investire.

Il problema potrebbe essere a monte, legato ad un’eccessiva chiusura delle istituzioni, che sin dall’istruzione primaria, palesano un’incapacità di valorizzare l’individuo, formandolo come cittadino consapevole e responsabile, ed orientandolo verso la strada più coerente con le proprie capacità, passioni e propensioni.

Spesso l’offerta formativa è eccessivamente rigida, molto nozionistica e poco pratica, sia a causa della scarsa apertura all’innovazione, all’internazionalizzazione ed al territorio in senso lato, sia a causa della scarsa formazione e aggiornamento dei docenti, soprattutto rispetto alle pratiche di istruzione alternative ed all’educazione non formale.

Le cose non vanno meglio se si passa ad analizzare le questioni ambientali, rispetto alle quali, a creare non poche preoccupazioni, sono l’inquinamento, il sistema di trasporto, il depauperamento della falda, le cave in disuso, lo smaltimento dei rifiuti in generale, e dei pannelli fotovoltaici in particolare, oltre alla scarsa conoscenza e/o capacità di accesso a finanziamenti.

L’unico modo per porre rimedio agli aspetti considerati in precedenza, è individuare delle alternative agli stessi e focalizzarsi su queste ultime, scegliendo di adottare un atteggiamento proattivo, piuttosto che limitarsi ad una mera critica di ciò che non funziona.

Per questo ognuno dei problemi può e deve trovare risposta in una visione migliorativa della situazione che lo ha generato.

Prima di tutto è irrinunciabile una presa di coscienza collettiva circa la necessità di riportare l’individuo, la vita e la natura, al centro dell’agenda politica, facendo del benessere, dell’inclusione, della felicità e della conservazione della biodiversità, gli obiettivi strategici per un modello di sviluppo sano e coerente.

Tale modello non può che partire dalle scuole primarie, all’interno delle quali bisogna promuovere e diffondere approcci all’apprendimento alternativi, partecipativi, che sappiano coinvolgere emotivamente i bambini, educandoli ad abitudini e stili di vita sani, trasmettendogli conoscenze, competenze e capacità pratiche, che vanno ben oltre il mero nozionismo.

La scuola che immaginiamo è una scuola dinamica, aperta all’innovazione, collegata con il territorio, che sappia incentivare la coltivazione dei propri talenti, l’autorealizzazione dell’individuo, lo sviluppo di una mentalità cosmopolita, attraverso viaggi e scambi culturali con altri istituiti d’Europa e del mondo, ai quali possano partecipare docenti e studenti.

Immaginiamo una scuola meritocratica, in cui il punteggio dei docenti dipende anche dalla loro disponibilità a seguire corsi di formazione personale sulla comunicazione, sulla motivazione emozionale e mentale, sull’atteggiamento, oltre che dai feedback di studenti e famiglie.

Immaginiamo che l’orientamento degli studenti, si fondi su un ascolto serio e costante delle loro esigenze, coadiuvato da centri permanenti composti da psicologi, life coach e counselor, al servizio delle scuole, che sappiano comprendere le motivazioni dei disagi degli studenti, suggerire linee guida ai docenti e motivare i ragazzi in maniera efficace, facendo emergere i loro lati migliori.

Immaginiamo una scuola in cui si insegnino e si trasmettano i valori della condivisione, le arti e i mestieri, attraverso un’alternanza scuola-lavoro che parte dalle scuole elementari, ma che si fondi sul rispetto della dignità del lavoro, dei diritti sociali e delle pari opportunità.

Immaginiamo una scuola in cui i bambini sappiano auto-valutarsi, perché il focus è su quello che gli si insegna a fare, piuttosto che su quanti argomenti imparano.

Immaginiamo un movimento culturale trasversale, cha partendo dal basso, riesca a coniugare la partecipazione dell’individuo alla vita pubblica con l’offerta culturale in senso lato.

Immaginiamo un’offerta culturale coordinata ed integrata, fondata sulla collaborazione tra attori pubblici e privati, in un’ottica di mutualismo e cooperazione, che abbandoni l’autoreferenzialità e sappia avviare collaborazioni e progetti anche con e nei luoghi della formazione come scuole ed università.

Immaginiamo una rete di associazioni che renda la cultura il motore del progresso sociale, incentivando la voglia di riunirsi per discutere, apprezzare le arti creative, ascoltare le esigenze di ogni categoria sociale, fino a calarsi letteralmente nei panni delle persone disabili, attraverso uscite in carrozzina o ad occhi chiusi, così da poter comprendere anche il loro punto di vista e progettare gli spazi pubblici e privati, affinché siano accessibili a chiunque.

Immaginiamo una società che si sappia informare e sappia informare in maniera libera ed indipendente, recuperando il pensiero critico ed apprezzando la bellezza del confronto, anche tra idee contrastanti, come forma di arricchimento individuale e collettivo.

Immaginiamo di poter utilizzare i mezzi tecnologici innovativi, da un lato per recuperare e diffondere l’identità culturale, le usanze e le tradizioni, e dall’altro per promuovere stili di vita orientati al benessere fisico, mentale, emotivo, spirituale, educando e formando i cittadini.

Immaginiamo un ritorno all’ascolto delle persone anziane, come “enciclopedie viventi”, custodi dei segreti e della storia del territorio.

Immaginiamo una società in cui la competizione lascia il posto alla condivisione, a partire dalla creazione di orti e spazi sociali, dalla condivisione di beni, conoscenze, competenze e buone pratiche.

Immaginiamo una società che invece di punire chi non rispetta le regole, incentivi e premi chi lo fa!

Immaginiamo una società in cui gli imprenditori siano solidali tra loro, attraverso lo scambio intergenerazionale di conoscenze e modelli di successo, che riescano da un lato a minimizzare il rischio di fallimento e dall’altro a migliorare la capacità di compiere scelte coerenti ed adeguate.

Immaginiamo al contempo dei percorsi culturali di affiancamento per gli aspiranti imprenditori, che insegnino le migliori modalità e strategie di accesso al capitale, grazie alla collaborazione con banche, università, enti di ricerca.

Immaginiamo degli incentivi per i dipendenti pubblici fondati su criteri premianti sulla base del raggiungimento di determinati obiettivi strategici.

Immaginiamo l’università, come soggetto centrale nella rete territoriale, che sappia essere un punto di riferimento per le politiche di sviluppo ed innovazione, dotandosi di sistemi gestione meritocratici dell’ufficio “trasferimento tecnologico”, fornendo studi, ricerche, strumenti, modelli e linee guida.

Immaginiamo una versatilità e dinamicità dei piani di studio, che analizzi le esigenze del presente e del futuro, progettando percorsi formativi e universitari basati sull’evidenza.

Immaginiamo un artigianato che sappia cogliere le sfide della modernità e far proprie le politiche di innovazione disponibili, tramite il coinvolgimento attivo dei giovani.

Rispetto alle problematiche ambientali, immaginiamo a monte una serie di politiche orientate alla sostenibilità, alla riduzione degli impatti, salvaguardia del paesaggio e coinvolgimento attivo delle comunità, in un’ottica di partecipazione, trasparenza e responsabilità sociale.

Immaginiamo un investimento nella professionalità di euro-progettisti, che sappiano individuare bandi europei e scrivere progetti orientati alla salvaguardia dell’ambiente, promuovendo da un lato pratiche di sostenibilità e dall’altro creando occupazione.

Tra i progetti immaginiamo il coordinamento di attori pubblici e privati per il recupero e la conversione dei pannelli fotovoltaici dismessi, le mappature dei pozzi, il recupero di acque reflue e meteoriche attraverso l’utilizzo delle più moderne tecnologie, la creazione di bacini di recupero.

Immaginiamo tra le buone pratiche il rimboschimento, la sensibilizzazione della popolazione sulle tematiche ambientali, l’aumento delle piste ciclabili, l’aumento del car-sharing con un’ottica di lungo periodo orientata alla sostituzione delle auto a benzina con quelle elettriche (bla-bla car urbano/auto ibride).

Immaginiamo politiche di ottimizzazione dei servizi pubblici, l’efficientamento energetico degli immobili pubblici e privati, attraverso incentivi/sgravi da parte dello Stato, e infine strategie circolari di gestione dei rifiuti.

Immaginiamo insomma un futuro migliore, che vogliamo contribuire a costruire, consapevoli che l'unico modo per farlo, è partire da noi stessi e dalla realtà nella quale viviamo ogni giorno, con pazienza, impegno e dedizione, ma soprattutto RESTANDO UNITI!


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Nuovi sapori col gusto della tradizione, e da oggi anche comodamente a casa tua

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