foto coachingLa scuola di coaching si presenta anche a Taranto: il primo approccio a questa disciplina si è tenuto il 26 novembre dalle ore 17.00 alle ore 21.00 nella nuova sede Master Coach Italia –Q.re Paolo VI – Taranto. Gli insegnanti presenti erano: Elisa Marangio (Taranto), Emanuele Loconte (Taranto), Marilena Satalino (Monopoli)Vincenza Tridente, Emilia Cosentino, Gabriella Carrino, Giacomo Leuzzi, Daniela Pietromonaco, Michele Grandolfo, Mariella Prasada.

Quale è stato il primo approccio con i corsisti presenti? Innanzi tutto è stato presentato il fine di questa disciplina, che non mira a migliorarci valorizzando il passato, né pronosticando il futuro, ma vivendo qui ed ora, un po’ come vuole la filosofia orientale, se qualcuno ha già masticato percorsi di meditazione. Specificatamente, la psicologia positiva si è sempre ispirata ai testi classici del periodo greco e romano, alla concezione della felicità di Aristotele (l’eudaimonia), al dialogo socratico (la maieutica), all’ottimismo di Epicuro (la ricerca dell’autorealizzazione). Maslow per l’autorealizzazione, Bandura per l’autoefficacia.

Gli insegnanti che hanno preso la parola partivano da un concetto comune. Che ognuno di noi, ogni persona ha un valore enorme. Lavorare su se stessi e sulle proprie potenzialità è ciò che non dobbiamo perdere di vista come obiettivo, dato che spesso nella nostra vita c’è qualcuno che ci rema contro. Se una situazione non ci piace, non ne dobbiamo rimanere invischiati. Se dentro di noi una voce ci dice “non è possibile andare avanti così” quel No lo dobbiamo ascoltare, è il nostro timoniere che ci parla. Ognuno di noi ha un timoniere che ci dice la rotta eventuale da seguire. Sta a noi sapere ascoltare.

Agire di conseguenza. Il verbo preferito del coaching è “fare”, non rimanere in una zona di conforto, che non crea beneficio, ma solo immobilismo. Chiaramente ci vogliono risorse per cambiare lo stato di cose, la trasformazione e cambiamento ha bisogno di una quantità notevole di energia, perché pericoli e sofferenze possono esserci dopo il salto. Superare le paure non è una cosa semplice, si ha bisogno di avere ben presente l’obiettivo da raggiungere, preventivare costi e benefici. La paura mi dice. “attenta che se fai quel passo ti fai male, lì c’è il dolore”. Ma se il dolore lo si vive nel presente conviene rischiare. Rischiare di attraversare il dolore per il cambiamento. Può essere una idea per partire, o ripartire. Buon 2018.

Solitudine - Loneliness

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