cercasiSono ormai trascorsi poco più di due mesi dallo scioglimento anticipato della ex Amministrazione Montagna e Galatina si ritrova ad essere amministrata nuovamente da un Commissario Prefettizio in attesa di nuove elezioni amministrative che si terranno presumibilmente nella primavera del 2017.

In Città, apparentemente, tutto sembra tacere anche se sottotraccia si cercano di costruire alleanze, si provano a trovare formule di coalizioni magari inedite, si dialoga anche alla ricerca di un nome spendibile per ricoprire la carica di primo cittadino.

Eppure i nomi per la carica di Sindaco che circolano sembrano essere sempre gli stessi da alcuni anni a questa parte, sulla stampa locale vengono riesumati ex Consiglieri come Antonio Pepe, Sandra Antonica, Giuseppe Viva, Francesco Sabato, Roberta Forte. A fronte di ciò non si riescono ancora però a comprendere quali potrebbero essere le coalizioni pronte a presentarsi per la prossima campagna elettorale.

Una difficoltà dovuta soprattutto a veti incrociati, a vecchie incrostazioni personali, ma soprattutto dalla mancanza di gruppi politici organizzati e strutturati. In questi ultimi anni infatti la rivoluzione interna ai partiti tradizionali ha fatto saltare definitivamente regole e prospettive.

Ad oggi, se dovessimo fare una breve analisi, la coalizione che sembrerebbe alquanto delineata è quella formata dai Socialisti di Giuseppe Spoti, l’UDC di Giancarlo Coluccia, la nuova formazione “Agorà” di Collemeto insieme al gruppo dei tre fuoriusciti dal PD. Voci insistenti darebbero questo gruppo quasi pronto ad affrontare la sfida elettorale con l’ex Presidente del Consiglio Comunale, il dott. Fernando Baffa, a capo della coalizione. Anche se gli stessi vorrebbero allargare il perimetro, e provano a lanciare messaggi a Forza Italia, rappresentata da Pepe, e a Francesco Sabato, non ancora ben collocato.

Altre idee di coalizione, invece, si potrebbero sviluppare nell’ambito del centro destra. Qui ci sarebbe il gruppo Fratelli d’Italia di Massimo Giannini, Andare Oltre di Pierantonio De Matteis, non lasciando da parte Pepe F.I., Sabato e Donato Tundo fittiano di COR.

Restano invece fedeli alla linea, fuori dai partiti e per la Città, le civiche che nell’ultimo Consiglio erano rappresentate da Marcello Amante. Difficile allo stato dei fatti comprendere se ci potrà essere un allargamento verso l’aera “grillina”, che pur nel loro interno è molto viva.

Ed è proprio il mondo dei pentastellati, che negli ultimi periodi sono molto attivi sul territorio di Galatina e frazioni, a rappresentare un grosso punto interrogativo. Due sono le organizzazioni sul campo, entrambe hanno un unico riferimento, ma viaggiano divise. Difficile prevedere il futuro.

Per terminare l’analisi restano il PD e Rifondazione Comunista. Praticamente la parte sinistra dello schieramento politico.

I Democratici, svuotati da quattro elementi che nelle ultime amministrative rappresentavano circa il 42% delle preferenze complessive del partito, e ancora scossi vivono una fase di stallo. In attesa del risultato referendario del 4 dicembre prossimo, cercano di guardarsi a destra e sinistra, ma senza trovare molti appigli. Magari sperano anche ad un aiutino regionale, dove l’UDC che in maggioranza governa la regione, secondo un filo logico dovrebbe relazionarsi con i propri alleati anche sui territori. Ma si sa, Galatina è sempre stata anomala; e le regole scritte a Roma o Bari non hanno mai tracciato il solco politico locale.

Restano i Comunisti della Forte, primi ad abbandonare la “nave di Montagna” e pronti ad affrontare in solitaria la campagna elettorale. Ultimo baluardo di una sinistra radicale ormai residuale e poco convincente, Rifondazione sarebbe pronta a riproporre l’ex vicesindaco nelle vesti di candidato Sindaco, ed anche qui nulla di nuovo.

Osservando meglio il quadro politico e pensando che si stanno decidendo le sorti della futura amministrazione della terza Città dopo Lecce, è chiara una cosa: quella che si definisce classe politica, negli ultimi venti anni non ha costruito assolutamente nulla, anzi se qualcosa c’era è stato distrutto. L’impressione di una minestra riscaldata, di un riciclo continuo di solite formule e soliti nomi. Poca fantasia, poca freschezza, nessuna voglia di passi indietro, ma soprattutto nessuna intenzione di un dialogo costruttivo tra gruppi omogenei e mancanza di interazione con la Città. Parallelamente cresce un diffuso populismo, dove la pancia prende il posto della testa, e le feste di piazza possono tracciare la differenza tra chi fa e chi pensa.

Orchestra Popolare di Puglia, estratto dal concerto di Galatina di giugno 2017

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