immagine carboneIn questi giorni abbiamo assistito al fenomeno siccità che ha interessato tutta l’Italia dalla Sicilia all’Arco Alpino. Anche la Pianura Padana, dove vi è uno dei più grandi bacini idrografici del pianeta, è stata interessata al fenomeno in maniera eccezionale. Volendo andare all’estero consideriamo un’isola dell’Atlantico che si trova sulla costa est degli Usa e, precisamente, a largo dello stato della Virginia. Qui l’isola rischia seriamente di scomparire a causa dell’avanzare delle acque oceaniche. Questo fenomeno è conseguenza del riscaldamento globale causato, soprattutto, dalle emissioni selvagge delle fabbriche prive di depuratori e dai comignoli domestici. Anche i veicoli a motore fanno la loro parte ma in maniera più lieve perché, da ormai molti anni, i motori a scoppio e diesel sono dotati di catalizzatori. Se i veicoli a motore continuano ad inquinare è, soprattutto, perché i filtri del motore non vengono sostituiti periodicamente e le camere di combustione non vengono pulite adeguatamente. In più ci sono anche gli scandali dei catalizzatori truffa come quello del gruppo Volkswagen, avvenuto alcuni mesi fa, e il “diesel gate” che ha coinvolto il gruppo Fiat. In questi due casi i catalizzatori non erano ecologici come avevano dichiarato le ditte in questione.

Così come oltreoceano anche in Italia il fenomeno siccità su larga scala è dovuto al riscaldamento globale precedentemente descritto. Stando così le cose, anziché perdere tempo con le derive antiecologiche del presidente degli Usa Donald Trump, che ha stracciato gli ultimi accordi di Parigi sul clima, sarebbe utile che l’Italia, assieme al resto del mondo, accettasse gli ultimi accordi sul clima per ridurre le emissioni nell’atmosfera.

Per quanto riguarda la nostra Puglia sarebbe utile che il sindaco di Melendugno (Le) Marco Potì, principale promotore della battaglia No-Tap, si battesse affinché la centrale a carbone di Brindisi fosse convertita a metano in modo tale da evitare un ulteriore riscaldamento dell’atmosfera salentina che, a partire dal 2014, ha causato temperature estive sempre più alte che sono diventate vettori di numerosi melanomi, insolazioni ed altre tipologie di tumori. In più, già a partire dal mese di febbraio, la primavera inizia a manifestarsi in maniera piuttosto precoce. Stando così le cose, il Comune di Melendugno, anziché proseguire la sua battaglia contro il Tap di San Foca, sarebbe utile che si facesse promotore di un referendum, che dovrà riguardare tutti i comuni pugliesi dal Fortore al Capo di Leuca, sulla decarbonizzazione della centrale Federico II di Brindisi e delle acciaierie Ilva di Taranto. Se il quesito avesse esito positivo la centrale Federico II sarà a metano anziché a carbone, l’Ilva di Taranto avrà finalmente i suoi depuratori e il Tap di San Foca non sarebbe più opportuno. L’iniziativa di questo referendum non dovrà fermarsi solo alla Puglia ma coinvolgere altre aree a rischio ambientale italiane, come l’Area Milanese e quella Napoletana, e straniere come gli Usa, l’India, l’Arabia Saudita e altre ancora.

Tornando agli ultimi accordi di Parigi sul clima dobbiamo porci una domanda fondamentale. Siamo veramente sicuri che gli accordi sul clima in questione funzionino veramente, dal momento che, se uno stato non dovesse rispettarli, non verrebbe sanzionato?

Il modello del referendum pugliese sulla decarbonizzazione dovrà essere finalizzato anche al fatto che l’ultimo convegno sul clima preveda anche delle eventuali sanzioni nei confronti degli stati che non riducono le emissioni nocive nell’atmosfera.

Orchestra Popolare di Puglia, estratto dal concerto di Galatina di giugno 2017

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