separazione"Buongiorno Avvocato e grazie, innanzitutto, per questo servizio che mette a disposizione della comunità. Le pongo il mio quesito. Sono un uomo, separato da due anni, ho un figlio ed anche una nuova compagna, con la quale convivo da circa un anno. Ho un dubbio: vorrei essere sicuro che mia moglie non avrà diritti sulla mia eredità ma ho letto qua e là su internet che forse le spetta una quota di legittima, è vero? La ringrazio ancora. S.M.".

Gentile Signor S.M., per rispondere correttamente alla sua domanda dovrei sapere se la separazione è avvenuta con addebito a carico di sua moglie, poiché solo in quest'ultimo caso potrei assicurarle che non le spetterà una quota di legittima dopo la sua morte. Il combinato disposto degli artt. 585, secondo comma, e 548, secondo comma c.c., prevede infatti che colui al quale è stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato perde i diritti successori ed ha solo il diritto, entro certi limiti, ad un assegno vitalizio (ossia se all'apertura della successione il coniuge già godeva di un assegno alimentare a carico del defunto, ex art. 156 c.c.). La legge, inoltre, prevede che il titolo a succedere venga meno in caso di scioglimento del matrimonio per divorzio. Anche in tal caso, tuttavia, la l. n. 898/1970 all'art. 9 bis riconosce al coniuge divorziato un'attribuzione patrimoniale ove già gli spetti il diritto alla corresponsione periodica di somme di denaro, attribuitogli, ai sensi dell'art. 5 della predetta legge, quando il coniuge era ancora vivo. Sostanzialmente, in quest'ultima ipotesi, ove permanga lo stato di bisogno e qualora il coniuge non sia passato a nuove nozze, il tribunale, dopo il decesso del coniuge obbligato al versamento, può attribuirgli un assegno periodico a carico dell'eredità.
Passiamo, quindi, al caso più comune in cui vi sia cioè un coniuge separato senza addebito. Questi, ai sensi degli artt. 548 e 585 (entrambi al primo comma) c.c., ha gli stessi diritti successori del coniuge non separato, quindi anche a lui spetta la quota di legittima di cui all'art. 540 c.c.. In sostanza, se è questo il suo caso, qualora si aprisse ora la sua successione, in assenza di testamento, a sua moglie andrebbe la metà del suo patrimonio nonché il diritto di abitare nella casa familiare ed il diritto d'uso dei beni mobili che la corredano. A suo figlio andrebbe l'altra metà. Nulla sarebbe destinato per legge alla sua nuova compagna.
Se il suo desiderio è destinare una parte dell'eredità alla sua compagna, è opportuno che faccia testamento. In tal caso potrà decidere di lasciare la sua quota disponibile (pari ad 1/3 della massa ereditaria, ex art. 542 c.c.) alla sua compagna ma comunque non potrà privare sua moglie e suo figlio delle rispettive quote di legittima (i restanti 2/3 in parti uguali).
Spero di averle dato qualche chiara delucidazione su questo complesso argomento. Cordiali saluti.
Abogada Nunzia Ciarfera

Primo consiglio comunale di Galatina dell'amministrazione Amante

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