non una di menoIeri notte è partito un autobus da Lecce, organizzato dalla casa delle donne, che porterà nella capitale tante donne che hanno deciso di prendere parte alla manifestazione di oggi 26 novembre “Non una di meno” per riaffermare la propria libertà e il proprio diritto ad autodeterminarsi.

Una mobilitazione che si unisce al grido di tutto il mondo che dice “Adesso Basta!” alla violenza attraversa ogni aspetto dell’esistenza, controlla e addomestica i corpi e le vite delle donne. Una violenza che per essere affrontata occorre un cambiamento culturale radicale

Prima della partenza abbiamo posto due domande ad Ilaria Florio, organizzatrice e rappresentante della Casa delle Donne di Lecce.

Cosa porta il Salento alla manifestazione del 26? 

La voglia di fare rete ed entrare in contatto con le tante realtà nazionali, fatte di collettivi, associazioni, singole donne (e qualche uomo), impegnate affinché una giornata come quella del 25 novembre non esista più. Una battaglia che parte dalle donne ma che riguarda tutta la società ed abbraccia tanti livelli.  "il femminicidio infatti - come si legge nel comunicato della manifestazione nazionale - è solo l’estrema conseguenza della cultura che lo alimenta e lo giustifica" e noi questa cultura la vogliamo trasformare, insieme alle tante donne (e a qualche uomo) che sabato marcerà insieme a noi per dimostrare la propria rabbia e il proprio desiderio di cambiare la società. 

Non una di meno non vuole essere solo una mobilitazione di donne ma il primo passo per la definizione di una piano contro la violenza maschile. Nel contesto salentino da dove si deve partire secondo lei? 

Nel contesto salentino, come in quello nazionale, c'è ancora tanto da fare, per incidere in modo netto sui modelli culturali - che sono in parte indubbiamente cambiati (e forse non del tutto assimilati - tanto poi da scatenare reazioni violente). Da parte nostra riteniamo innanzitutto fondamentale sostenere spazi liberi di donne, dove poter discutere, incontrarsi e fare rete. 

Ed accanto al sostegno di queste piccole e grandi realtà, come richiesto anche dal comitato promotore di non una di meno, bisognerebbe stanziare più fondi per tutti gli importanti principi indicati dalla Convenzione di Istanbul del 2011 (Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica), ratificata dall'Italia nel 2013. Finanziare, quindi, maggiormente i centri antiviolenza, i progetti di educazione alle differenze nelle scuole, garantire maggiori tutele alle donne che scelgono se portare avanti o meno una gravidanza attraverso la 194 (visto la quasi assenza di medici non obiettori negli ospedali) ed allo stesso tempo sostenere la scelta di diventare madri anche attraverso politiche di conciliazione vita lavoro. Insomma c'è ancora tanto da fare, e andare a Roma è un altro momento importante per continuare a creare innanzitutto consapevolezza  tra donne e respirare quell'energia necessaria per portare avanti altre battaglie non sarà che un altro punto di partenza.

Un punto di partenza che ci auguriamo conti quante più partecipanti possibili sia fisicamente che emotivamente perché tutte le donne, e “non una di meno” possa vivere libera dalla violenza e insieme a lei la società in cui vive.

Primo consiglio comunale di Galatina dell'amministrazione Amante

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