giuliettaGià dal 1973, con l’avvento dell’embargo del petrolio, la casa automobilistica del Biscione iniziò a coltivare l’idea di sostituire l’oramai ultradecennale Giulia con un modello nuovo e più economico. Per realizzare tutto ciò occorreva sfruttare la meccanica dell’Alfa Romeo Alfetta e adattarla ad un modello più spartano e dalle prestazioni più economiche. Intanto, a partire dal 1976, uscì sul mercato la Giulia Nuova Super Diesel, la prima vettura Alfa Romeo dotata di un motore a gasolio. Quest’ultima, però, si rivelò un autentico fiasco perché il motore in questione era soggetto spesso a cedimenti strutturali. Così l’Alfa Romeo iniziò ad affrettarsi per lanciare sul mercato l’erede della Giulia. Così nel novembre del 1977 la casa automobilistica di Arese lanciò la Giulietta, berlina di fascia medio-alta erede della Giulia. Il modello riprendeva il nome di un’altra vettura Alfa Romeo prodotta tra il 1955 e il 1962.

La vettura si presentava come una berlina a tre volumi dalle forme alquanto innovative e aerodinamiche. Il frontale presentava due proiettori rettangolari affiancati dagli indicatori di direzione posti ai lati. Tra i due proiettori vi era una calandra in plastica nera. La parte posteriore era più alta dell’anteriore e presentava gruppi luci a forma di quarto di cerchio posti sui lati in alto. Il vano bagagli era di dimensioni molto generose e capienti. La parte laterale era caratterizzata da innovative maniglie di forma rettangolare in plastica e alluminio e da due indicatori di direzione laterali quadrati. Il tappo del serbatoio si trovava sulla fiancata destra immediatamente dietro al finestrino posteriore. I cerchi delle ruote erano dotati solo di coprimozzi in plastica a forma di mezzo ovulo. I paraurti erano di materiale misto metallo-plastica. Gli interni erano di dimensioni alquanto spaziose e dotati di un’ampia superficie vetrata. Il parabrezza, il lunotto posteriore e i finestrini laterali erano in vetroresina. La plancia presentava forme alquanto ergonomiche e, sulle versioni più equipaggiate, un volante a tre razze con un ampio cuscino centrale. Il cambio era manuale a cinque rapporti.

Per quanto riguarda, invece, la meccanica, le motorizzazioni disponibili erano due. Il più economico era il 1300 cc abbinato ad un allestimento piuttosto spartano caratterizzato sterzo a cremagliera e fari ad incandescenza. L’altra motorizzazione disponibile era il 1600 cc abbinato ad un allestimento più ricco con plancia dotata di sterzo idraulico con cuscino centrale, coprimozzo specifici, interni in tessuto pregiato e fari al bromo. Nel 1979 arrivò sul mercato la motorizzazione da 1800 cc abbinata ad un allestimento uguale alla 1600 cc. Nel 1980 si aggiunse la motorizzazione Super da 2000 cc che era dotata anche di indicatore pressione dell’olio, coprimozzo dorati e selleria in pelle. I motori sopracitati erano in alluminio con camera di combustione in ghisa e dotati di doppio albero con distribuzione a doppia catena. La carburazione era a depressione doppio corpo a flusso medio e il raffreddamento ad acqua. I freni erano tutti e quattro a disco in ghisa ed abbinati ad ammortizzatori idraulici monovalvola. L’avantreno era a quadrilateri e il retrotreno a ruote indipendenti con trazione posteriore transaxle. L’accensione era meccanica a spinterogeno. La Giulietta venne anche utilizzata come auto della Polizia di Stato.

Nel 1981 arrivò la seconda serie. Le modifiche riguardarono le dimensioni più piccole del logo Alfa Romeo sulla calandra anteriore, i paraurti interamente in plastica, la plancia leggermente modificata e i nuovi allestimenti base ed L. Il primo era abbinato solo alle motorizzazioni da 1300 cc e 1600 cc. Il secondo, invece, a quelle da 1600 cc, 1800 cc e 2000 cc e si ispirava alle caratteristiche delle precedenti motorizzazioni della stessa cilindrata. Nel 1983 si aggiunse la Giulietta Turbodiesel da 2000 cc. Quest’ultima era dotata di un motore diesel turbocompresso ad iniezione indiretta meccanica. Le prestazioni erano migliori rispetto alla precedente Giulia Nuova Super Diesel ma il motore sovralimentato era piuttosto turbolento nelle operazioni di accelerazione. Verso la fine del 1983 arrivò la terza ed ultima serie. Gli allestimenti rimasero quasi gli stessi delle serie precedenti ma si aggiunse l’accensione elettronica di serie e il raffreddamento a liquido. Sparirono le motorizzazioni da 1300 cc a causa dei vuoti d’aria nel cofano anteriore che rendevano la vettura poco stabile. Nel 1984 arrivò la prima versione turbocompressa a benzina Turbo Autodelta dotata di un motore da 2000 cc a doppia iniezione elettronica analogica. Il motore e i quattro freni a disco erano in acciaio e gli interni erano in pelle. La Giulietta uscirà di produzione nel 1985 sostituita dalla più moderna Alfa Romeo 75.

La Giulietta del 1977, anche se non ha avuto il successo mondiale della precedente Giulia, è stata comunque un’auto che ha segnato la storia. Oltre ad essere una delle auto preferite dalle forze dell’ordine divenne molto popolare anche nei media come auto del commissario Corrado Cattani nella fiction “La Piovra” e in molte altre rappresentazioni televisive e cinematografiche. In più, nonostante la spartanità rispetto alla gemella Alfetta, si rivelò un’auto molto affidabile e, pertanto, erede minore, ma non troppo, della Giulia.

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