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donne in fermento 1Siamo a Carosino, 23 Luglio 2021, nel Castello D'Ayala Valva ad assistere al convegno “Come diventare liber* sempre”, fortemente voluto dal comitato “Donne in fermento” col patrocinio dell'Amministrazione comunale di Carosino.

Tante le voci sull'argomento, partendo dall'assessora Roberta Frascella, la presidente Pari opportunità Sabrina Pontrelli, la Psicologa Sabina Sabatini, la dirigente scolastica Alessandra Sirsi, la consigliera regionale Francesca Franzoso, le docenti Manuela Monda e Elena Manigrasso, l'attrice Marianna Montagnolo; donne che hanno posto l'accento sulla gravità degli stereotipi, che si nutrono in maniera subdola di un cibo ghiotto: la Lingua Italiana. Proprio così, la Lingua di Dante è piena di detti, modi di dire, proverbi, aggettivi, sostantivi che vanno a sminuire, a volte offendere, spesso umiliare, il valore della donna.

Fin qui non è successo nulla, nessun bisbiglio in platea se si rimane sul generico, ma quando le docenti si sono permesse di leggere alcune pagine del “Dizionario dialogato sulla lingua sessista”, frutto di un lavoro di prossima pubblicazione che parte da Sava, Fragagnano e Lizzano e continua con gli studenti dei paesi limitrofi, apriti cielo: “Auguri e figli maschi” non è sessista, non ha nulla di grave e sono ben altre le cose da fare, certamente non sono questi i problemi. Quando la Dirigente Scolastica ha sottolineato poi che sarebbe anche bello dire “auguri e figlie femmine”, c'è chi ha storto un po' il naso dicendo che è meglio dire “auguri e figli sani”. Senza sapere che questa ultima frase potrebbe essere anche più pericolosa di quella iniziale. Cosa significa “auguri e figli sani?” Se trattiamo a scuola di disabilità, raccontiamo ai bambini di quanto sia un valore aggiunto la diversità e la diversabilità.

Forse è stato più interessante l'intervento di un cittadino carosinese, che ha cercato di dare un significato storico allla frase in questione, quando i fari si erano ormai spenti. “Io associo quel detto ai nostri paesi di origine contadina, quando per un agricoltore era importante avere braccia maschili per portare avanti la terra”.

O quello del giorno dopo da parte di una signora Comasca: “noi invece diciamo beata quella spusa che ha per prima una tusa”. Ecco a questo punto un'altra differenza, spaccatura tra un Nord di classe operaia e un Sud di classe contadina.

Questa miccia accesa in una delle tante serate estive tarantine crea tra noi una discussione su quanto sia importante usare in modo corretto la Lingua Italiana, e se il Dizionario dialogato sulla lingua sessista ha già creato un polverone con “auguri e figli maschi” figuriamoci quando si arriverà alla F, alla parola Femminista. Aspettiamo la pubblicazione

Elena Manigrasso