tfr licenziato 1Ogni volta che nella nostra vita si verifica un cambiamento, è necessario concentrarsi per sfruttarlo al meglio. Questo vale anche per il mondo lavorativo. Quest'anno è stata una strage di posti di lavoro a livello globale e andare avanti non è facile. Ma ci sono casi in cui il licenziamento è stato occasione di crescita e miglioramento.

Non abbiamo il potere di intervenire su quanto imposto dalle circostanze, ma possiamo decidere che atteggiamento assumere davanti ad esse e come reagire in ogni situazione.

Ne abbiamo parlato con gli esperti di Guidapsicologi.it che ci offrono gli strumenti fondamentali per affrontare con successo la disoccupazione.

Cosa succede a livello psicologico quando veniamo licenziati

In linea generale, il licenziamento è frustrante tanto quanto la perdita di una relazione affettiva, o di un familiare, proprio perché si tratta dell’interruzione di un'interazione con altri membri della società. Dipende molto dalla durata del tempo trascorso insieme e dalla quantità di legami che si sono creati. La prima fase è quella di shock, che dipende dal motivo del licenziamento, successivamente subentra una sensazione di impotenza, quando ci si chiede: "che ne sarà di me adesso?". Entrambi i momenti sono comuni e sono  fondamentali per comprendere a fondo questa nuova situazione. Conoscere le ragioni di ciò che avviene aiuta molto a livello psicologico, serve a capire le cause dell'accaduto: il fatto di sapere il perché aiuta a capire cosa fare da quel momento in avanti, in quanto soggetto licenziato. Bisogna pensare che il mondo non sta finendo, che dobbiamo andare avanti, che è un momento di opportunità per cambiare noi stessi, settore, città: questo è l'approccio migliore.

Perché non possiamo separare il nostro valore umano dal nostro lavoro

Quando l'identità del soggetto si confonde con l'identità di ciò che fa, l'essere umano comprende meglio la propria vita e interpreta se stesso come un lavoratore. Ma attenzione, come essere umano, il lavoro è necessario per avere un buon tenore di vita, ma non è assolutamente l'unica cosa importante. Vivere solo per lavorare è un errore molto comune, quando invece si lavora per pagare la propria qualità di vita, non per vivere lavorando. Metà della nostra vita è dedicata al lavoro: chi riesce a fare professionalmente ciò che gli piace può considerarsi fortunato. Ma proprio come accade ai bambini, una volta usciti da scuola devono godersi il pomeriggio e il tempo libero. Dedicare più ore al lavoro sottraendole alla vita familiare o all’amicizia è un errore che a lungo andare si ripercuote sulla mente del soggetto e sul suo benessere.

Come trasformare la perdita del lavoro in un'occasione di cambiamento in meglio

Ogni volta che si verifica un cambiamento nella nostra vita, bisogna concentrarsi per migliorare. Riprendendo la similitudine della coppia, quando una relazione finisce, siamo portati a pensare che la successiva dovrebbe essere migliore. Ebbene, nel mondo del lavoro accade la stessa cosa. Non solo il licenziamento è un processo di cambiamento, ma anche la persona può essere "consumata" e avere bisogno di un cambio d'aria. Ad esempio ci si può concentrare nella ricerca di una professione che ci piace davvero, o di qualcosa di completamente diverso da quello che si stava facendo. Sono molti i casi di cambi di lavoro, e di vita, radicali. C’è chi passa dall'essere un avvocato a vivere in una fattoria circondato da animali.

Quando si presenta un cambiamento nello stile di vita, è perché la vita che conduciamo smette di essere motivante e stimolante. Se il cambiamento avviene a seguito di un licenziamento, allora, dobbiamo cogliere l'occasione per modificare, studiare, migliorare o cercare di capire in cosa siamo bravi e osare. Quando si perde un lavoro, si è soliti cercare un altro lavoro, ma si può anche prendere in considerazione la possibilità di essere dipendente di te stesso. Questo ha a che fare con il fattore culturale, dove lavorare per gli altri è normale, anche se lavorare per se stessi potrebbe essere un’opzione altrettanto valida e salutare.

Come aiutare psicologicamente chi ha perso il lavoro

Dobbiamo contribuire con ciò che sappiamo e in cui siamo bravi. Dobbiamo cercare i punti di forza della persona licenziata, ciò che le dà fiducia, che sappiamo che può fare e che le permette di guadagnare. Dobbiamo cercare soluzioni ragionate, comparando punti forti e punti deboli. È molto importante non creare un'aspettativa di lavoro che non possa essere soddisfatta e tenere sempre presente che un lavoro rappresenta una fonte di entrate. Dal giorno del licenziamento, è bene offrire il proprio aiuto alla ricerca di soluzioni, affinché la persona continui a mantenersi e per evitare che finisca per identificarsi unicamente come disoccupato.

Raccomandazioni per chi è appena stato licenziato

Voltare pagina il prima possibile, rimanere bloccati o cercare spiegazioni, non risolverà il problema di cosa mettere in tavola il giorno successivo. Può succedere, non si è né il primo né l'ultimo. Ciò che conta ora è cercare attivamente opzioni. Parlare con famiglia e amici, che possono ascoltare o offrire supporto per qualsiasi cosa, per tenerci attivi sia mentalmente che professionalmente.Avviare un processo in cui sia chiaro ciò che si sa fare e se può trasformarsi in una fonte di reddito futuro. Tutto ciò che sappiamo fare può diventare una professione, analizziamolo con calma. Ad esempio, essere abili con cavi e circuiti offre la possibilità di diventare elettricista, se è ciò che si desidera. Riflettiamo su cosa possiamo apportare, in cosa possiamo essere utili, anche se sono cose molto semplici.Social network: le persone fungono da megafono per questa nuova situazione e possono contribuire apportando idee. Più la nostra rete è ampia, maggiori saranno le possibilità di crescita e occupazione.


Definirsi cameriere solo perché lo si è stati per un periodo della propria vita è un errore. Liberiamoci da inutili etichette che poi ci bloccheranno mentalmente. Non siamo ciò che abbiamo fatto, siamo quello che sappiamo fare. Su questo costruiamo nuove possibilità future, sia per gli altri che per noi stessi.

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