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ilnataleUn giorno di festa da passare con le persone care: è la festa dell’Immacolata che per i paesi del Tarantino corrisponde all’inizio delle festività natalizie. Nelle case si addobbano alberi e presepi, le cucine hanno tutti i fornelli occupati di pettole e lasagne. Ma questa festività mi offre un dono inaspettato, e per questo speciale.

Viene da molto lontano, dalla Georgia ed è una signora che svolge il lavoro di badante: “tieni, questo viene dalla mia terra, ha fatto un lungo viaggio per venire qui, lungo viaggio, fermo poi a Bari, poi venuto qui”. È il vino che producono i suoi figli, e le noci degli alberi del suo grande giardino. Io mi sento ricchissima con questi doni e quando sono a tavola inizio con un aperitivo di pane e noci, e di vino denso che è quasi un liquore. Un aperitivo che è un valore e sapore immenso insieme. Il sapore grande del dono.

Il dono è il tema centrale del Natale: Dio si è fatto piccolo, indifeso come un neonato, infreddolito, per offrire la fragilità al mondo, che diventa forza se ognuno fa il suo. L’asino che riscalda il Signore ne è l’esempio più grande. Più volte nella storia del Messia appare questo animale dolce e mansueto: Cristo arriva a Gerusalemme su un’asina; atos, che significa asina, è simile a itos che in aramaico significa “ingresso”.

Anche nel nostro Sud compare spesso l’asino nella vita della collettività. Quando c’era un adulterio o bancarotta, la o le persone coinvolte venivano portate in giro per il paese su un ciuccio, come azione umiliante. Ma si rincuorava anche la vittima dicendo: “non ti preoccupà, ca lu ciuccio tre giurni gira pi lu paisu”. Poi passa.

Queste storie ci siamo raccontate io e l’amica georgiana davanti a un bicchiere di vino, la fiamma della stufa e il presepe in lontananza. Aspettando di conoscere a poco a poco le sue tradizioni. La diversità è una grande opportunità che riscalda il cuore.

Buone Feste