Via crucis - Noha

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manifestiChe cosa significa che in una città come la nostra alle elezioni comunali si presentino sei candidati alla carica di sindaco, con al seguito 27 liste e ben 425 candidati al posto di consigliere? E’ evidente che il corpo elettorale è alquanto frammentato e diviso e non è in grado di esprimere in prima battuta due o tre candidati intorno ai quali coagulare il proprio consenso. La frammentazione è di per sé un sintomo politico positivo perché vuol dire che sono diversi gli interessi che chiedono di essere difesi, e questo è di solito il riflesso di una società molto vivace.

Ma la politica richiede visione d’insieme e non la difesa dell’interesse di bottega, il quale può essere soddisfatto solo nel quadro più generale dell’interesse collettivo. La personalizzazione della politica, a cui stiamo assistendo, lascia pensare che ciascun candidato alla carica di sindaco pensi solo all’interesse della sua bottega e non a quello della città. Sei interessi di bottega per sei candidati porteranno quasi certamente al ballottaggio, il che vuol dire che il corpo elettorale, o almeno quello che non avrà preferito andare al mare, sarà costretto a scegliere uno dei due candidati superstiti, risolvendo così, artificiosamente, la propria frammentazione politica. Il vincitore assumerà una carica depotenziata dall’astensionismo e dagli accordi traballanti che di solito precedono il ballottaggio. Tutto lascia pensare che presto, per l’ennesima volta, un nuovo commissario sostituirà il sindaco dimissionario.

I sei candidati alla carica di sindaco, come si è detto, si sono dati molto da fare per presentarsi agli elettori con un seguito più o meno imponente di liste per un totale di 425 candidati alla carica di consigliere. Un risveglio civico improvviso? Saremmo degli ingenui, se credessimo a questa interpretazione. In realtà, questa truppa serve solo ad ostentare la forza del candidato-sindaco, e anche qualcos’altro. Claudio Scamardella nell’editoriale dal titolo Il falso civismo nella corsa a candidarsi: l’improvvisazione al potere, nel “Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 21 maggio 2017, p. 1 e 15, riferendosi all’analoga situazione di Lecce, scrive: “… non bisogna sottovalutare che, spesso, la scelta di scendere in campo derivi anche dall’aberrante, eppure diffusa convinzione che solo attraverso la politica sia ormai possibile risolvere i problemi personali, entrando in qualche modo nei circuiti decisionali o nei sistemi protettivi.” Come dire che ci si candida non per spiccato senso civico, ma per puro interesse personale, non fosse altro che per fare il favore (che un giorno, si spera, sarà ricambiato) all’aspirante sindaco. Questi, difatti, non mette in campo una vera forza politica, ma un gran numero di appetiti che presto chiederanno soddisfazione, con tutte le conseguenze catastrofiche, che in passato abbiamo già conosciuto.

Date queste premesse, c’è poco da stare allegri. Ma neppure bisogna disperare. Toccare il fondo dà la possibilità per risalire. Come? Attraverso una vera, profonda, lungimirante riflessione, che finalmente dia una prospettiva unitaria di rinnovamento alla città. Ma si riflette male e poco durante una campagna elettorale. Tutto dev’essere, ancora una volta, rimandato.