nicholas iiNel gennaio del 1905 ci fu, in Russia, la prima rivoluzione contro lo zar Nicola II. Dopo la brutale repressione di quest’ultima, avvenuta nella tristemente famosa “Domenica di sangue”, lo stesso zar decise di trasformare la Russia da monarchia assoluta a costituzionale istituendo un parlamento bicamerale chiamato “Duma”. Tutto questo, però, non ebbe vita lunga perché nel 1907 lo stesso zar sciolse la Duma e ristabilì la monarchia assoluta.

Nel febbraio del 1917 ci fu una nuova rivolta chiamata “Rivoluzione di Febbraio”. Lo zar Nicola II, vedendo il precipitare della situazione, ristabilì di nuovo la monarchia costituzionale decidendo di abdicare a favore del fratello Michele. Ad un certo punto lo stesso zar decise di fare macchina indietro e rinunciò all’abdicazione. Il primo ministro russo dell’epoca Kerenskij, che era un generale dell’esercito appartenente al Partito Socialdemocratico Russo, guardava con sospetto a questa retromarcia di Nicola II. A questo punto sorsero dei malumori all’interno del principale partito di governo che portarono alla formazione di due correnti interne che erano i “Menscevichi” e i “Bolscevichi”. I primi, fedeli al governo Kerenskij, erano favorevoli al mantenimento della monarchia costituzionale mentre i secondi erano più propensi al rovesciamento della monarchia e all’istituzione di una repubblica popolare di ispirazione marxista guidata da un solo partito al governo.

In pochi mesi, infatti, prevalsero i Bolscevichi sui Menscevichi perché, tra i rivoltosi, serpeggiava un forte timore di una nuova soppressione della monarchia costituzionale. Infatti, nell’ottobre del 1917, i Bolscevichi, guidati da Nikolaj Lenin, rovesciarono la monarchia e istituirono la Repubblica Popolare di Russia. L’unico partito al governo era il Partito Comunista Russo che era una costola dissidente del Partito Socialdemocratico. In poco tempo furono soppresse tutte le libertà democratiche, fu eliminata la proprietà privata e fu istituita la Ceka, una polizia segreta. Nel 1921, dopo la fine della guerra civile che contrapponeva la repubblica popolare e i gruppi politici di opposizione, lo stesso Lenin istituì la “Nuova Politica Economica (NEP)” restituendo la proprietà privata ai piccoli proprietari. Nel 1922 fu istituita l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (Urss) che era una federazione di stati destinata a sostituire la vecchia Repubblica Popolare di Russia. A questo punto due domande sorgono spontanee. Se Nicola II avesse abdicato a favore del fratello Michele cosa sarebbe successo?

Quale corso avrebbe avuto la nostra storia? Lo scenario che, in un primo momento appare più probabile, e che in Russia sarebbe sorta una monarchia costituzionale che avrebbe anticipato di molto l’attuale Russia perché sarebbe diventata una nuova potenza regionale capace di sfidare anche gli emergenti Stati Uniti d’America e di diventare un punto di riferimento per tutti gli stati ortodossi dell’Europa orientale. In più le minoranze etniche avrebbero avuto o l’autonomia o addirittura l’indipendenza. Stando così le cose, con la dissoluzione dell’Impero Ottomano, avvenuta alla fine della prima guerra mondiale, la questione balcanica si sarebbe riaperta molto prima degli anni novanta. Per quanto riguarda, invece, i totalitarismi di destra come il Fascismo in Italia e il Nazismo in Germania, non possiamo dire che non sarebbero comunque sorti in quanto questi due stati europei sarebbero usciti ugualmente, dal primo conflitto mondiale, alquanto dissestati economicamente. Un’altra questione importante da considerare è il fatto che, se si fosse conservata la monarchia costituzionale, non sarebbe comparsa sulla scena politica la figura di Josif Stalin e, pertanto, l’Europa non sarebbe stata divisa in due blocchi e non ci sarebbe nemmeno stata la Guerra Fredda.

Così il vecchio continente avrebbe in buona parte mantenuto gli equilibri politici stabiliti dai Trattati di Versailles. Senza la Rivoluzione d’Ottobre non sarebbero nemmeno scoppiate la Rivoluzione Maoista in Cina e quella Castrista a Cuba. Nel primo caso la Cina avrebbe abbattuto il regime nazionalista sostituendolo con un nuovo governo libero e pluralista. In più la Corea, affrancatasi dal dominio giapponese, e il Vietnam, affrancatosi invece da quello francese, sarebbero diventati stati unitari dal primo momento. Nel secondo caso, quello di Cuba, non ci sarebbe stata la Rivoluzione Castrista e la principale isola caraibica avrebbe continuato a ruotare nell’orbita statunitense con un regime democratico.

Questo avrebbe anche evitato l’instaurazione di dittature militari nei paesi dell’America Latina come quella cilena di Augusto Pinochet e quella argentina di Jorge Rafael Videla, entrambe nate come risposta all’espansionismo cubano. Inoltre le idee socialdemocratiche Proudoniane e Bernsteiniane avrebbero avuto maggiore diffusione nel mondo anche senza la destalinizzazione e le svolte liberalsocialiste italiane di Pietro Nenni e Bettino Craxi. In più, sul finire della Guerra Fredda, non sarebbe scoppiata la guerra in Afghanistan la quale, in un modo o nell’altro, ha spianato la strada al terrorismo islamico di Al-Qaeda e dell’Isis. Per quanto riguarda, invece, la Russia, la monarchia zarista sarebbe potuta essere in carica ancora oggi.

VII Festival Canoro del Centro D.I.R.E.

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