elezioni 2018Oggi si vota, ancora nel senso di una democrazia compiuta ma di un percorso che ha visto alternarsi diversi primi ministri dalle ultime elezioni ad oggi. Dopo le elezioni del 2013 e la sorpresa del Movimento 5 Stelle, affiora un Parlamento diviso in tre tronconi che porteranno dopo estenuanti trattative alla rielezione di Napolitano a Presidente della Repubblica il quale dopo aver affidato la formazione di un governo a Bersani, nomina il nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta che porta alla formazione del 62° governo della Repubblica, un governo che è una vera e propria grande coalizione della nostra Repubblica.

Nel dicembre del 2013, dopo essere diventato Segretario del più grande partito italiano, Matteo Renzi che nel frattempo, nel famoso patto del Nazareno raggiunge con Berlusconi l’intesa per la nuova legge elettorale, scalzando Letta diventa Presidente del Consiglio dei Ministri. Poi il nuovo Capo dello Stato, Mattarella, eletto dopo estenuanti trattative e qualche imposizione probabile subito dopo la sconfitta “politica” al referendum sulla riforma della Costituzione vede Renzi al lavoro fino al 7 dicembre 2016 giorno in cui, rassegnando le dimissioni, apre le porte al nuovo governo Gentiloni, già ministro degli esteri che durerà fino ad oggi e probabilmente (!) anche dopo.

Fin qui la storia, come sempre travagliata della nostra Repubblica, dove i volti politici sono sempre gli stessi, compresi quegli ultimi arrivati, dove i 5 Stelle già prima delle elezioni nominano i ministri di un futuro governo e lo annunciano via mail al Presidente della Repubblica, cosa fuori dagli schemi e dalle buone prassi che la nostra Costituzione impone, una storia che è fatta in questi giorni di assalti alle tv, di proclami ma anche stavolta, di programmi neanche a parlarne, forse perché si ha paura a spararne di grosse; ma nessuno parla più di eliminare i tanti disprezzati soldi percepiti dai nostri deputati e senatori.

Prima almeno ci provavano, ma ora che siamo in dirittura d’arrivo, ora che tutti devono tacere per regola costistituzionale, noi facciamo un po’ di conti in tasca a chi il politico lo fa di professione, compresi coloro che dicono di devolvere il loro guadagno in modo diverso o di rinunciarci del tutto. E cominciamo a riflettere:
un parlamentare ha diritto ad una indennità lorda mensile di 11.703 euro, pari a 5.346,54 euro netti.Pensate un po’ ai giovani che non hanno un lavoro ed ai pensionati che a volte sono costretti a vivere con sole 400 euro.Attenzione però, non possiamo fermarci qui, infatti all’indennità di 11.703 euro si devono aggiungere diaria, rimborsi spese, rimborsi telefonici e i rimborsi di trasporto oltre l’assegno di fine mandato e pensione. Conti alla mano un deputato percepisce quindi 3.503,11 euro di diaria, 3690 euro di rimborso spese di mandato, 1200 euro all’anno di spese telefoniche, 3995,10 euro ogni tre mesi per le spese di trasporto anche se sta a Roma e va a piedi alla Camera, quindi in totale 13.971,35 euro.

I senatori non sono da meno infatti il loro stipendio è pari ad euro 14.634,89 al mese. In più hanno l’assistenza sanitaria integrativa che giunge a circa 25 mila euro nell’arco di cinque anni.Fatti questi conti sommari ci viene il dubbio se la durata della legislatura, che dà poi diritto anche alla pensione, non sia interesse di una classe politica deludente che si riempie la bocca dei nostri problemi ma non tocca le proprie tasche nemmeno in situazioni di emergenza.

Eppure quanto si sono vantati degli aiuti ai terremotati? Ma avete visto voi qualche politico mettere le mani in tasca, staccare un assegno e devolverlo a quelle popolazioni? Direte voi che sono i soliti discorsi, si è vero ma la casta l’hanno creata loro e..che casta. Intanto i pensionati muoiono di fame, le aziende emigrano all’estero perché lì la mano d’opera costa di meno, i giovani vanno via perché qui non c’è futuro e non tornano più … ma loro si ostinano a dire che bisogna fermare la fuga di cervelli al’estero, che bisogna porre rimedio, che bisogna pensare ai giovani perché loro sono il futuro. Si ma che presente lascia questa classe politica?

Ora è il nostro turno, quello di vedere affermato il diritto al voto, il nostro diritto di esprimersi. Molti si dicono stanchi, in tanti dichiarano che non andranno a votare perché sono stufi, ma così equivale solo ad ammettere una sconfitta che ci han fatto subire. Ed io non ci sto.

Oggi si vota, perché è un mio dovere prima di tutto, perché è un mio diritto, perché per questo diritto-dovere sono morti in tanti, senza diarie, senza stipendio, senza pensione. E stanotte si saprà subito cosa accadrà, o si ritorna ad un governo Gentiloni, o ad un governo 5 Stelle, o ad un governo di centro destra …. o magari … sorpresa delle sorprese un governo Casa Pound, o magari si ritorna al voto ed a pagare quelle spese saremo sempre noi, poveri cittadini. Ormai noi italiani siamo abituati a tutto, tranne ad usare la testa in certi momenti cruciali.

Buon voto a tutti.

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