Via crucis - Noha

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ana mladičIl 24 marzo del 1994 venne trovato il corpo di Ana Mladič in un appartamento di Belgrado. Quest’ultima era la figlia ventitreenne di Ratko Mladič, il generale serbo-bosniaco definito il “Macellaio dei Balcani” per le atrocità commesse durante le guerre iugoslave tra il 1991 e il 1995 e, soprattutto, per essere l’organizzatore e l’ispiratore, oltre che l’esecutore materiale, del massacro di Srebrenica, avvenuto nel luglio del 1995, dove furono uccisi 8372 musulmani bosniaci.

Dal momento che il corpo venne ritrovato con una pistola in mano, gli inquirenti si indirizzarono subito sulla pista del suicidio. La pistola tenuta in mano dalla vittima era una vecchia Zastava di proprietà del padre Ratko. Diverse ipotesi vennero fatte dagli investigatori ma solo due risultavano le più accreditate.

La prima si basava sul fatto che Ana Mladič aveva scoperto per caso, durante un viaggio a Mosca, che il padre era uno spietato criminale di guerra autore di diversi crimini contro numerosi civili croati e bosniaci nell’ex Iugoslavia e non aveva retto alla triste notizia su di un padre che fino a poco tempo prima adorava e stimava. La seconda, quella ritenuta più veritiera, riguardava la morte del fidanzato Dragan Stojkovič, un soldato iugoslavo morto durante un combattimento in Bosnia-Erzegovina poco tempo prima del suicidio. Secondo numerose indiscrezioni Dragan Stojkovič fu messo in prima linea da Ratko Mladič perché non approvava la relazione di quest’ultimo con la figlia. Altre fonti dichiarano che Ana Mladič, presente a Belgrado già dalla fine degli anni ottanta per studiare medicina, fosse venuta in contatto con una città cosmopolita dove erano ancora permessi interscambi culturali con tutte le etnie iugoslave compresi i musulmani bosniaci e questo era in forte contrasto con la politica del padre che odiava fortemente i croati e i bosniaci perché nel 1945 avevano ucciso suo padre. Un altro elemento importante è stato il ritrovamento dell’arma del suicidio nella mano sinistra della vittima che, non essendo mancina, non poteva utilizzarla per un suicidio.

Secondo le testimonianze dell’epoca la morte di Ana Mladič fu un terribile choc per il padre che rivelò che la figlia era morta per colpa di un complotto ordito dai musulmani bosniaci. Il funerale che si fece in seguito fu una cerimonia interna alla famiglia e non furono presenti le principali autorità della Iugoslavia e della Repubblica Serba di Bosnia. Tutte queste fonti sono state raccolte dalla scrittrice spagnola Clara Usòn. Quest’ultima ha scritto nel 2012, diciotto anni dopo il suicidio, il libro “La figlia dell’est” dedicato ad Ana Mladič. In Italia è stato pubblicato dalla casa editrice palermitana Sellerio col titolo “La Figlia”. Qui viene anche riportata la testimonianza di un video girato prima del suicidio, reperibile ancora oggi su You Tube, dove si vede Ana Mladič che siede allegra a tavola con la famiglia e, in seguito, si vedono le immagini relative al suo funerale.

Il suicidio di Ana Mladič, a venticinque anni di distanza, è un caso ancora aperto ma anche di scottante attualità. La Belgrado cosmopolita in cui era vissuta durante il periodo universitario precedente alla morte rimane ancora attuale perché lei sognava un mondo cosmopolita che il padre osteggiava fortemente. Quel mondo cosmopolita rimane ancora un’utopia perché messo a dura prova dall’irrompere sulla scena politica internazionale di due importanti fenomeni devastanti come il terrorismo islamico internazionale e la grande finanza internazionale indicata da più parti come la principale responsabile della crisi internazionale del 2007 che ancora, per molti motivi, permane. A questo si aggiungono l’affermarsi di movimenti politici sovranisti in diversi paesi dell’Unione Europea e del mondo, la politica poco solidale dell’Unione Europea per quanto riguarda l’equa ripartizione dei flussi migratori, il permanere ancora oggi della questione israelo-palestinese, i dazi degli Usa nei confronti della Cina e dell’Unione Europea, la politica imperialista della Cina e della Russia e, infine, la guerra civile siriana, la questione libica e la crisi venezuelana che sono fenomeni che si aggravano sempre di più nella totale indifferenza delle Nazioni Unite.

Affinché il sogno cosmopolita di Ana Mladič si realizzi è importante impostare una politica internazionale basata sul ruolo di primo piano della sovranità nazionale che implichi un rispetto reciproco tra i vari stati del mondo e prenda le distanze da qualsiasi forma imperialista imponendo i dovuti provvedimenti a tutti i paesi sponsor di politiche terroristiche o suprematiste. Inoltre le grandi organizzazioni internazionali, in primis le Nazioni Unite, devono vigilare sul rispetto delle convenzioni internazionali. Il suicidio di Ana Mladič è anche di scottante attualità perché, oggi più di ieri, molti figli, soprattutto minori, sono in balìa di padri violenti e autoritari. L’operato di Roberto Di Bella, giudice e presidente del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria a partire dal 2012, che si è impegnato a liberare i figli minori dai genitori appartenenti alla Ndrangheta, è un buon punto di partenza affinché i minori non vengano più coinvolti nelle violenze dei genitori.

In più molti minori si macchiano di brutali atti di violenza che sfociano anche con l’omicidio perché, molto spesso, li imparano guardando episodi di violenza in televisione, su internet e sui social network soprattutto a causa di figure genitoriali molto spesso assenti. Il caso di Antonio Cosimo Stano, un pensionato disabile ucciso a Manduria (Taranto) da 14 persone, tra cui 12 minorenni, è un esempio lampante. Anche in questo caso è importante che le autorità, in primis i servizi sociali e la Polizia Postale, intervengano ad oscurare siti violenti e a intervenire in caso le famiglie dei minori in questione li educhino alla violenza o siano assenti nei loro confronti. Inoltre è importante anche trasmettere in televisione programmi per adulti nella fascia oraria tra le 24.00 e le 6.00.  Solo così il sogno cosmopolita e umanitario di Ana Mladič si potrà realizzare e la sua morte non potrà essere considerata inutile.