Via crucis - Noha

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capasuni“Un paese ci vuole non fosse che per il gusto di andarsene via”, come diceva Cesare Pavese, o per tornarci, come diciamo noi meridionali quando vediamo i nostri emigranti tornare a Carosino, Monteiasi, Sava, Monacizzo, Taranto per il gusto di riabbracciare paese e fratelli. È un'occasione questa per riscoprire vecchi borghi legati a ricordi di infanzia, ingialliti come pellicole Agfa. Ma si possono rinvigorire col nostro aiuto, col recupero della memoria storica.

L'associazione Fucaraza a Carosino ha rivalutato un borgo medievale del paesello; ha ristrutturato facciate, inserito piante, punti luce e frammenti di poesie tra le budella di strade che collegano le case bianche vicine al centro storico, alla fontana “del vino”. E la fontana del vino in questi giorni di fine Agosto 2019 generosamente offre vino primitivo a chi la visita perché è in atto la “Sagra del vino”. Una sagra che è iniziata ripercorrendo l'antichissima storia del paese di Carosino con le parole dell'esperto Angelo Campo attraverso la passeggiata notturna "Sopra la terra, sotto la luna"  presso Musicuro, terra che la nonna di chi scrive, Mimina Marinelli, conosceva benissimo. Aveva vigneti e fichi per la raccolta di li fichi cucchiate. Carosino aveva aziende produttive di questo bene, che veniva esportato in tutta Italia. Lo stabilimento dei fichi maritati ha perso la sua importanza dopo la seconda guerra mondiale, in parallelo alla forte emigrazione meridionale degli anni '50. L'edificio di “patrona Pasca” è stato adibito a scuola media negli anni '60 del Novecento.

Le nostre aziende nate prima della Unità d'Italia sono state cantate e decantate dalla Pro loco di Sava che ha messo in scena agli inizi di Agosto “Lu filu e la lama, storie capovolte”. Secondo la storia raccontata sotto la luna piena a Monacizzo, furono i Piemontesi a rubarci il pane e non i Borboni. Ecco le parole di uno dei protagonisti: “fummo depredati delle nostre risorse, delle nostre fabbriche e della nostra memoria”. Il canto dei Briganti della Nuova Compagnia di Canto Popolare ha chiuso la rappresentazione. Sotto il cappello la brigantessa canterina era nota nel paese di Monacizzo, non solo per la sua passione del canto ma per la donna che difende l'essere DONNA, lavoratrice, mamma, artista, persona. Un pubblico generoso ha riempito di applausi i protagonisti. Tra gli ascoltatori vi era il grande cantautore pugliese “Mimmo Cavallo”.

L'aria frizzante e terrona (dando impronta positiva al termine) si è vissuta anche durante la sagra del vino a Carosino. In contemporanea con Melpignano anche Carosino ha vissuto nella piazza della Fontana canti e balli salentini pizzicati. E dobbiamo dire “ca na pizzicato propria la taranta” quando i Pizzikatundy hanno intonato balli che portavano ogni fanciulla pizzicata a fare uscire tutto lu vileno di ncanna, di la taranta, dello scorpione. In lingua arbëreshë “Pzzica-Katundy” vuol dire “Pizzica del Paese”, e tante erano le ragazze che avvertivano questo male in passato. Ma era la repressione sessuale del Sud che ci ammalava. La ragazza pizzicata arrivava a ballare quasi tutta la notte a suon di parole cantate come ha fatto egregiamente la mia amica Natascia Adduci, Gregorio Palummieri con la fisarmonica, il tamburello di Cosimo Corona (mio alunno), la chitarra di Marcello Caforio . Un ritorno alle masserie, alle case povere di contadini, ai volti dei nostri avi che abbiamo visto in quella piazza con le amiche, amiche di sempre: Elena, Maria, Mina, Adele e tante tante altre che si sono aggiunte alla pizzicata notturna. Un bel bicchiere di vino offerto dall'amica Tiziana ha coronato la serata inanellata di luna e fazzoletti rossi. Spero che abbiate vissuto con noi la magia dei tempi che furono.