fonografo 1Fino alla seconda metà dell’Ottocento la possibilità di ascoltare la musica entro le mura domestiche era preclusa. Nel 1857 il famoso libraio e stampatore francese Edward Leon Scott de Martinville creò il fonoautografo, il primo apparecchio in grado di registrare la voce umana. Esso era caratterizzato da un motore meccanico simile a quello degli orologi azionabile mediante una manovella che faceva muovere una puntina di diamante su un cilindro di vetro affumicato posto su un altro cilindro interno di pelle di maiale.

La voce umana si poteva ascoltare mediante un diffusore a tromba. Dal momento che la registrazione aveva una bassa fedeltà il cilindro di vetro affumicato fu sostituito da un cilindro di carta. L’esito fu un clamoroso fiasco perché la voce registrata aveva una bassissima fedeltà. Gli esperimenti per la creazione di un apparecchio per la registrazione dei suoni e della voce umana furono sospesi fino al 1877. Nello stesso anno il famoso inventore statunitense Thomas Alva Edison inventò il fonografo, uno strumento molto simile al precedente fonoautografo che, però, differiva perché era dotato di un cilindro di alluminio dove era posto un altro cilindro esterno di stagnola letto da una puntina di diamante. In più il motore meccanico era custodito da una cassa in radica. Edison, azionando l’apparecchio in questione, registrò la sua voce cantando la canzone “Mary had a little lamb” (Mary aveva un agnellino). La registrazione della canzone sopracitata fu molto più fedele alla voce umana rispetto a quella del fonoautografo e così Edison decise di produrre in serie il suo fonografo servendosi della sua fabbrica personale. Lo strumento fu utilizzato come registratore di voci e suoni sia durante le fiere e sia come apparecchio domestico. Il fonografo fu destinato al solo mercato statunitense ma molti audiofili non furono contenti del cilindro di stagnola perché soggetto ad una forte usura che, in breve tempo, faceva sparire la registrazione su di esso.

Così nel 1882 Arthur Graham Bell perfezionò il fonografo di Edison col nuovo grafofono. Questo nuovo apparecchio era dotato di un cilindro esterno in cera anziché di stagnola in modo tale che la registrazione su di esso avesse la maggior durata possibile. In più il diffusore a tromba fu sostituito dalla tromba acustica, un amplificatore capace di diffondere la registrazione in modo migliore e più fedele. Essa poteva avere varie forme fra cui quella a giglio e poteva essere in legno o in metallo. Da questo momento il fonografo di Edison varcò i confini statunitensi e conquistò il resto del mondo soprattutto come strumento di intrattenimento durante le fiere e le altre manifestazioni pubbliche. Nel 1887 l’inventore tedesco-statunitense Emil Berliner inventò il grammofono, uno strumento di registrazione simile al fonografo di Edison ma, al posto del cilindro di registrazione, vi era una piastra  circolare rotante metallica azionata a manovella. Su di essa era posto un disco di gommalacca, materiale vegetale molto fragile originato dalla bava degli insetti coccidi dell’Asia meridionale, capace di registrare suoni e voci lette da un braccio metallico snodabile alla cui estremità vi era una puntina di diamante da inserire nel primo solco esterno del disco. Il disco aveva una velocità da 60 a 120 giri al minuto, regolabile mediante una levetta, ed era utilizzabile solo da un lato. A partire dal 1890 il grammofono iniziò ad essere prodotto in serie e la velocità del disco fu cambiata da 70 ad 80 giri al minuto. Nel 1892 il grammofono varcò i confini statunitensi e divenne uno strumento di ascolto della musica di massa. In Nord America il grammofono veniva chiamato “record player” (Giradischi). Nel 1904 la famosa casa discografica statunitense Columbia lanciò il primo disco fonografico leggibile mediante braccio da ambo i lati. In più ai classici grammofoni a tromba si affiancarono anche grammofoni con tromba interna richiudibili da sopra, radiogrammofoni, grammofoni a gettone e grammofoni portatili a valigetta.

Le vendite dei fonografi iniziarono a scendere fino ad esaurirsi attorno al 1912. In Italia si esaurirono attorno al 1914. Dopo la prima guerra mondiale il grammofono iniziò ad essere considerato obsoleto da molti audiofili soprattutto perché il motore meccanico che faceva ruotare la piastra portadischi, azionato mediante manovella, era soggetto a facili rotture in caso di eccessivo azionamento della manovella in questione. Così, a partire dai primi anni venti, la casa discografica statunitense Brunswick, in collaborazione con la North Western Electric, iniziò i primi esperimenti per un futuro lettore di dischi alimentato elettricamente. Così nel 1925 la stessa Brunswick lanciò sul mercato il primo giradischi elettrico “Panhotrope”, un apparecchio di registrazione alimentato mediante cavo di alimentazione privo di tromba acustica e dotato di altoparlante magnetico. In più vi era la regolazione del volume e il classico motore meccanico fu sostituito da uno elettrico a valvole con distribuzione a puleggia. La classica puntina di diamante fu sostituita da una testina magnetica. Inoltre gli apparecchi erano tutti richiudibili dall’alto. La velocità dei dischi fu standardizzata a 78 giri. Il giradischi elettrico si diffuse anche in Francia, Regno Unito e altri stati europei. In Italia arrivò attorno al 1929. Negli Usa i vecchi grammofoni furono messi fuori produzione verso la fine degli anni venti. Attorno alla metà degli anni trenta i grammofoni furono messi fuori produzione in Italia ed altri paesi europei. In altre parti d’Europa e del mondo i grammofoni furono prodotti fino alla seconda guerra mondiale. In seguito si aggiunsero giradischi elettrici con meccanismo cambiadischi. I classici giradischi a manovella rimasero solo per uso portatile e i grammofoni a gettone furono rimpiazzati dai juke-box. Sempre alla fine degli anni venti iniziarono negli Usa i primi esperimenti per i dischi fonografici in PVC (Cloruro di polivinile), materiale resistente e infrangibile e non fragile come la gommalacca. Con la grande depressione del 1929 questi esperimenti furono annullati.

A metà degli anni trenta negli Usa iniziarono ad essere messi sul mercato i primi dischi in PVC destinati esclusivamente a fini pubblicitari e divulgativi. Nel 1941, dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbour, iniziarono ad essere lanciati sul mercato statunitense i primi dischi in PVC anche per registrazioni musicali. Infatti ci fu un embargo della gommalacca da parte di diversi stati asiatici nei confronti degli Usa. Dopo la seconda guerra mondiale i dischi di gommalacca iniziarono ad essere considerati obsoleti e fragili. Infatti nel 1948 la casa discografica statunitense Columbia iniziò a produrre in serie dischi in PVC da 45 e 33 giri al minuto dotati di microsolchi. I 45 giri servivano per sole due canzoni mentre i 33 giri erano destinati a registrare più di due canzoni. Le testine di lettura magnetiche furono sostituite da quelle piezoelettriche. La distribuzione del motore elettrico divenne a cinghia anziché a puleggia. Nel 1951 i dischi in PVC a microsolco varcarono i confini statunitensi e arrivarono anche in Italia in occasione del primo festival di Sanremo. Negli Usa vi erano anche dischi a microsolco da 16 giri al minuto. Nel 1957, sempre negli Usa, furono lanciati i primi giradischi stereofonici dove gli altoparlanti erano separati dal resto dell’apparecchio. In più musica e parole erano su due livelli separati e il motore elettrico a valvole fu sostituito da un nuovo motore a transistor. Nel 1958 la stereofonia conquistò il resto del mondo.

Nel 1963 il colosso olandese Philips lanciò l’audiocassetta, un piccolo supporto di registrazione rettangolare di plastica con nastro magnetico interno, destinato solo ai dittafoni. Nel 1965 ad Hannover furono prodotte le prime musicassette, audiocassette per registrazioni musicali. Nel corso degli anni sessanta i giradischi classici in radica furono affiancati da giradischi in materiale plastico o metallico. I giradischi portatili a manovella furono sostituiti dai giradischi portatili a pile e dai mangiadischi, che erano lettori di dischi con sola puntina di lettura interna. Alla fine degli anni sessanta i lettori di musicassette iniziarono ad affiancare i classici giradischi senza però entrare in competizione. Inoltre iniziarono ad uscire sul mercato i primi giradischi elettronici e i primi dischi in PVC con vinile riciclato, materiale non soggetto a depositi di polvere e muffe che rischiavano di rendere inutilizzabile il disco.

Nel 1979 il mercato delle musicassette arrivò al suo massimo storico con l’invenzione del walkman, un lettore per musicassette dotato di apposite cuffie. Nel 1980 la Philips e il colosso industriale statunitense Dupont inventarono il CD (Compact disc), un piccolo disco fonografico in poliuretano capace di registrare un gran numero di voci e suoni solo su di un lato. Nel 1982 iniziarono ad essere immessi sul mercato i primi CD. In Italia i primi CD arrivarono nel 1986. I CD iniziarono ad essere utilizzati anche come registratori di dati per computer. Sempre nel corso degli anni ottanta in Giappone apparvero i primi giradischi a raggio laser privi di braccio di lettura. All’inizio degli anni novanta i lettori CD iniziarono a soppiantare i classici giradischi e mangiadischi. In Italia l’ultimo giradischi fu prodotto nel 1993. A metà anni novanta iniziarono ad apparire in Giappone i primi video CD. Le musicassette sparirono dal mercato verso la fine degli anni novanta e iniziarono ad apparire le prime memorie MP3, piccole memorie informatiche capaci di registrare intere memorie musicali equivalenti ai classici dischi, lette da computer o appositi lettori. Fino alla fine degli anni duemila CD e MP3 dominarono il mercato discografico. In seguito furono riproposti supporti sottoforma di dischi in vinile e musicassette che, ancora oggi, affiancano i più moderni CD e MP3.

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