giampiero de pascalisÈ un fatto ormai noto che il Tar di Lecce, con sentenza del […], ha respinto il ricorso che, insieme a tanti cittadini di Galatina, ho ritenuto di proporre contro i provvedimenti con cui la Regione e la Asl hanno disposto la chiusura di alcuni reparti del nostro ospedale S. Caterina Novella.

Su alcuni organi di stampa la notizia è stata data da qualche giorno, con tanto di annuncio della “mia” sconfitta; come se la “sconfitta”, quando si tratta di battaglie di civiltà, non sia di tutti! In ogni caso, ho ritenuto opportuno prendermi qualche giorno per riflettere a fondo sulla sentenza, sulla sua portata, sulle ulteriori (eventuali) iniziative da intraprendere, sulla opportunità di tali iniziative, sotto tutti i punti di vista.

La battaglia innanzi al Tar è stata dura e defatigante, tre lunghi anni di impugnazioni, motivi aggiunti, memorie e scritti di ogni genere nel tentativo di rintuzzare l’armamentario messo in campo dalla Asl e dalla Regione allo scopo di fiaccare la resistenza mia e di chi mi è stato vicino. Alla fine abbiamo resistito, le battaglie ci piacciono, ne abbiamo combattute tante e tante ancora ne combatteremo.

Ora, però, dopo questa lunga riflessione, devo dire alcune cose.

Una prima osservazione riguarda il frutto di questa lunga battaglia.

Si è detto, da più parti, che si è trattato di una sconfitta; in realtà, se si osservano bene le cose, un risultato lo abbiamo portato a casa.

Con i primi provvedimenti che abbiamo impugnato, infatti, la Regione aveva soppresso, tra gli altri, i reparti di Chirurgia Generale e di Ortopedia.

Successivamente al nostro ricorso, però, la Regione ha attribuito al S. Caterina Novella 5 posti letto di Chirurgia generale e 5 di Ortopedia. Il ricorso, dunque, a qualcosa è servito, perché abbiamo reintrodotto nel nostro ospedale due discipline che erano state eliminate.

Ciò però non ha fermato la Asl Le che è intervenuta sul provvedimento regionale per modificarne portata ed effetti.

Se, infatti, la Regione aveva riattivato i detti posti letto la Asl Le, con autonomo provvedimento (abbiamo impugnato anche questo; anzi, la battaglia innanzi al Tar si è concentrata proprio su questo aspetto) li ha destinati alla neoistituita week surgery.

Cos’è la week surgery? Si tratta -ci fa sapere il Tar di Lecce nella sentenza- di una ‘modalità organizzativa moderna’,di una nuova forma di organizzazione del servizio sanitario il quale viene ora erogato con modalità differenti, finalmente meno costose sottolinea sempre il Tar.

E come funziona questa week surgery? Beh, occorre prenotarsi per tempo, per interventi specifici (la delibera della Asl che l’ha istituita contiene un elenco molto dettagliato delle prestazioni che possono essere erogate con questa nuova modalità) e, soprattutto, la week surgery funziona dal lunedì al venerdì (è scritto proprio così nei provvedimenti della Asl Le).

Anzi, fino al giovedì, perché il giovedì sera -leggiamo sempre nei provvedimento della Asl- il medico di turno, se ritiene di non poter dimettere il paziente, lo deve trasferire presso altro ospedale.

Questa è la chirurgia in modalità week surgery, questa è -sempre per il Tar- la nuova frontiera dell’assistenza sanitaria.

Un ospedale sede di pronto soccorso, dunque, può operare solo in regime simil-ambulatoriale (perché questo è in soldoni la week surgery), per curare un alluce valgo, un’ernia; non può affrontare le emergenze, quelle vere, quelle che mettono in pericolo la vita di noi tutti.

In quei casi -ci dice sempre il Tar- va bene la risposta prevista dalla Asl, cioè il servizio di trasferimento/trasporto previsto nei provvedimenti impugnati per cui il paziente -ancorché in pericolo di vita- non viene proprio portato al S. Caterina Novella o, se vi si reca con mezzi propri, viene trasferito presso altro ospedale più attrezzato: confidiamo dunque nelle capacità dei guidatori delle ambulanze perché a loro, da oggi, è affidata la nostra vita!

Una seconda riflessione riguarda più da vicino la sentenza.

C’è un passaggio della decisione che mi ha molto colpito; il Tar, a un certo punto, dichiara che compito del giudice è valutare la ragionevolezza dei provvedimenti impugnati perché solo quelli irragionevoli e/o assurdi possono essere sindacati dal giudice amministrativo.

Nonostante mi sforzi non riesco a comprendere cosa ci sia di ragionevole in un provvedimento che dichiara espressamente che nel fine settimana un ospedale non può operare come tale, che i pazienti non ancora guariti devono essere trasferiti in altra struttura; cosa ci sia di ragionevole nel fatto che il pronto soccorso sia solo una specie di centro di smistamento di pazienti verso altre strutture, anche omologhe del S. Caterina Novella; che gli utenti del distretto socio sanitario di Galatina, durante il fine settimana, devono fare molta attenzione a scegliere quale pericolo correre perché se vanno più in là di un alluce valgo o di un’ernia devono scegliere un altro ospedale o affidarsi al santo di turno (che a Galatina non è più S. Caterina, e neppure i SS. Pietro e Paolo).

La verità è che in questa battaglia di civiltà, per tutta la nostra comunità, sono stato lasciato un po’ solo; l’assise cittadina non è pervenuta, completamente indifferente alle sorti di una struttura che ha dato per tanti anni lustro alla nostra città.

La politica, manco a dirlo, completamente silente.

Come ho detto prima non temiamo le battaglie e neppure le sconfitte, perché quando si combatte con dignità la sconfitta non è mai disonorevole.

È invece desolante (e questa è la sconfitta peggiore) assistere al totale disinteresse dimostrato nei confronti di una questione che riguarda le nostre vite, il nostro bene più prezioso, la salute, la vita.

E non c’è davvero nulla di onorevole -né, tantomeno, di ragionevole- nel ridurre la vita e la salute di noi tutti a meri numeri, soprattutto in periodi come quello che stiamo vivendo, in cui s’è toccata con mano l’assoluta fallacia di tutte le politiche sanitarie improntate solo ed esclusivamente al risparmio di spesa: forse il più grande fallimento politico degli ultimi cinquanta’anni.

Cosa fare in futuro? La sentenza, come tutte le decisioni del Tar, può essere appellata al Consiglio di Stato: valuterò, valuteremo assieme a coloro che hanno ritenuto di accompagnarmi in questa avventura, se e come procedere. Per il momento prendo atto della “ragionevolezza” della riforma che ha riguardato il nostro ospedale ma mi auguro che ciascuno di noi non abbia mai bisogno di farvi ricorso per problemi davvero seri.

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