foto santo sabatoDialogo-intervista virtuale tra due “caratteri mobili”, Francesco De Lorenzis e Alessandro Martines, e Stefano Sabato (tratto da www.caratterimobili.org)

Stefano Santo Sabato è, per dirla in breve, un'eccellenza del territorio. La sua storia, infatti, è saldamente e fieramente radicata in quel lembo di terra da cui proveniamo anche noi Caratteri Mobili. Ma al tempo stesso, è una storia che racconta di una capacità di fare impresa e innovazione di successo, tanto da travalicare i confini locali, prima, e quelli nazionali, in seguito.

Con una laurea e un Phd in ingegneria informatica presso l'Università del Salento, ha dato vita a Mediasoft, azienda del settore ICT (Information and Communication Technology) con sede a Galatina, capace di spaziare dall'Internet of Things alla realtà aumentata, dalle tecnologie emergenti all'information management.Un percorso a tappe, ricco di successi, che ha portato Stefano ad essere speaker e mentor in diverse manifestazioni (tra cui SMAU 2016) e Mediasoft ad avere sedi anche a Roma e Verona, e ad avviare collaborazioni/consulenze con clienti del calibro di Mondadori, ASUS, Deloitte, Politecnico di Milano e tanti altri. L'avventura che, più di altre, ha acceso la nostra curiosità ha avuto però inizio il 21 dicembre del 2017, giorno in cui, lasciando trasparire un comprensibilissimo orgoglio, Stefano ha annunciato su Facebook la nascita di uno spin - off di Mediasoft in California, nella Silicon Valley.

“Fyberloom Inc.” , il suo nome, nel luogo in cui hanno mosso i primi passi quasi tutti i principali player globali della digital economy, e che tuttora è considerato una sorta di icona mondiale tra gli amanti dell'innovazione tecnologica.E' ancora presto per tirare le somme, ma a distanza di alcuni mesi abbiamo deciso di raccogliere le sue prime impressioni, facendoci raccontare questo progetto.

Ciao Stefano. Come nasce la tua “scommessa a stelle e strisce”?
La scommessa americana nasce fondamentalmente da due aspetti: uno riguarda il mio amore per la Silicon Valley, che è la culla dell’innovazione tecnologica nel settore di cui mi occupo, luogo che conosco molto bene avendo lavorato con alcune delle più importanti aziende basate nella Bay Area. Un posto dove il sistema ti supporta affinchè i tuoi sogni diventino realtà. Il secondo aspetto è legato al fatto che tornare negli Stati Uniti da imprenditore indipendente, dopo aver fondato Mediasoft nel Salento ed averla fatta crescere, è una soddisfazione che non ha eguali. Creare un ponte tra il Salento e la California è un sogno che sto cercando di realizzare: portare un po’ di “umanesimo” in Silicon Valley; favorire un intercambio tra i miei team, quello italiano e quello americano. Entrambi ne traggono giovamento, e poi penso sempre che la California sia il mio Salento negli Stati Uniti….

Che vuol dire, per una realtà aziendale come la tua, arrivare a San Francisco, che è il centro nevralgico dell'innovazione tecnologica a livello globale, partendo da un contesto periferico come quello del Salento?
È una sfida grandissima, importante e complessa per aspetti dovuti soprattutto alla enorme concorrenza in un mercato difficile come quello statunitense. È vero, il Salento rimane sicuramente periferico ma questo io lo percepisco come un punto di forza, per l’eredità culturale e storica che mi porto dietro, e perché per noi salentini non è difficile “lottare”, siamo abituati a contesti complessi ed a rincorrere ciò che desideriamo con pochi aiuti. Inoltre, possediamo alcuni “strumenti” che vengono dalla nostra cultura, dalla storia della nostra terra, dal fatto che per secoli ci siamo confrontati con culture differenti. Tali strumenti, se usati opportunamente, possono fare la differenza …

La Silicon Valley è unanimemente considerata uno dei luoghi ideali per produrre innovazione tecnologica. Quali sono le tue prime impressioni a riguardo? E quali le analogie e le differenze con il panorama dell’innovazione in Italia?
La Silicon Valley per un ingegnere del software come me è un luna park, il luogo ideale dove muoversi e confrontarsi. Se hai una buona idea, le giuste motivazioni e tanta volontà sei ascoltato, riconosciuto e premiato. Il sistema è molto sfidante, estremamente meritocratico; differisce totalmente da quello italiano. Purtroppo in Italia spesso i ragazzi capaci, con ottime idee e tanta voglia di fare, rischiano di essere tenuti al margine dal sistema, e costretti a cercare altrove il contesto che li accolga e favorisca. Il sistema americano non è l’optimum e non è privo di effetti distorsivi, ma è un sistema che permette in linea teorica a tutti di esprimersi e di “provarci”.
Pensiamo ai fondatori delle più importanti aziende della SV… probabilmente nessuno in Italia li avrebbe aiutati a partire.In Italia spesso confondiamo l’idea con l’innovazione; in tutto il mondo ci sono le idee, ma fino a quando non diventano innovazione (cioè non perturbano l’ambiente circostante), rimangono solo nella mente che le ha ideate … Nella Bay Area si dice parafrasando una famosa frase di Ford, “vision without execution is just hallucination”… Qui sono stati bravissimi ad “industrializzare” il processo che permette ad una idea di diventare innovazione; per fare ciò serve il contesto culturale giusto, una finanza orientata al rischio e non al patrimonio, ed una forte tutela della proprietà intellettuale. In Italia tutto questo, a mio parere, manca completamente.Un esempio che racconto sempre è che a San Francisco ho aperto una società in due giorni, in Italia quanti giorni avrei impiegato? La risposta la conosciamo tutti...

Noi Caratteri Mobili riteniamo che l’innovazione debba essere un tema prioritario dell’agenda del Paese. Sulla base della tua esperienza, anche negli USA, quale credi possa essere la più appropriata via italiana all’innovazione? Rispetto ad essa, quale ruolo potrebbe ritagliarsi il Salento?
L’innovazione è una questione culturale; l’Italia non è un paese che ha innovato negli ultimi anni, lo ha fatto per secoli e nel dopo guerra insegnando spesso al mondo di cosa possiamo essere capaci. Purtroppo il nostro sistema oggi non favorisce assolutamente l’innovazione… L’innovazione è fatta di sfide, di rischio, di merito, di gruppi di persone che collaborano, ma anche di un “eco-sistema” fatto di poche regole ben chiare che tutti sono chiamati a rispettare. “Innovazione” e “competizione” vanno sempre di pari passo. C’è bisogno di più mercato e di meno burocrazia, oggi in Italia si “innova” seguendo soprattutto la spinta dei finanziamenti pubblici e poche volte del mercato…
Il Salento è pieno di “micro” casi di eccellenza … purtroppo sono oasi nel deserto, spesso scollegate tra di loro e non riescono a fare “sistema”, non riescono a diventare “filiere”. Io ritengo che noi abbiamo tutte le qualità per trasformare il nostro territorio innovando, ma dobbiamo agire costruendo un’eco-sistema favorevole all’innovazione attraverso la cultura, le collaborazioni con altre aziende, il lavoro di qualità, guardando al mercato internazionale e resistendo alle “sirene” del “tutto e subito”; ritornando cioè ad investire nel medio e lungo periodo.Nella Silicon Valley si dice: “think big, start small, grow fast”. Questa è la ricetta che qui TUTTI applicano.

Per innovare serve innanzitutto rischiare. E in molti Paesi la propensione al fallimento è considerata “normale”. Basti pensare alla Finlandia, nella quale esiste la “giornata nazionale del fallimento”, o agli Stati Uniti, che “insegnano” a giocare e a rischiare, perché se la partita non la giochi, in un certo senso hai già fallito. Quanto siamo ancora lontani da un approccio culturale di questo tipo, in Italia?
Esatto, come dicevamo pocanzi per noi italiani è purtroppo ancora una questione culturale: è già complicato un trasloco o un cambio di lavoro, figuriamoci un fallimento. Negli Stati Uniti a parità di competenze, viene scelto chi ha più fallimenti alle spalle, perché è caduto e si è rialzato più volte rispetto all’altro. La vera sfida, secondo me, è prendere il meglio dei due mondi: la flessibilità e la creatività di noi italiani unite alla storia che ci rende unici, ed il pragmatismo e la capacità di perseguire l’obbiettivo del sistema americano.

L'innovazione, se non governata, è potenzialmente in grado di produrre anche effetti “distorsivi”. Siamo infatti nel pieno di quella che è considerata come la quarta rivoluzione industriale, all'insegna della robotica, dell'IoT e dell'automazione, con tutto ciò che ne consegue in termini di impatto sull'organizzazione del lavoro e sull’occupazione. Anche sotto questo profilo, da imprenditore ed esperto del settore, quale credi possa essere l'approccio migliore? Bisogna “spegnere tutto” e “sperare che la tempesta non passi su di noi” o in alternativa pensi che si debba cambiare atteggiamento davanti alle evoluzioni in corso?
La tempesta è globale e sta passando inevitabilmente su di noi.L’innovazione è insita nella stessa natura dell’uomo: l’uomo continuerà per sempre ad innovare… Dobbiamo imparare il significato della parola “resilienza”: adattarsi ai cambiamenti prendendo il meglio dell’esperienza passata e progettando il futuro senza paure.Certamente bisogna cercare di prendere parte a questa grande rivoluzione ed evoluzione di cui abbiamo la fortuna di essere testimoni; guai a non cavalcarla, è una grande opportunità. Bisogna rendersi parte attiva e non subirla, usare la tecnologia come strumento, come un mezzo e mai come fine.
Lo dico sempre ai ragazzi che incontro ed agli studenti che ho avuto il privilegio di avere vicino quando insegnavo. Le innovazioni tecnologiche in corso è bene conoscerle e studiarle per essere in grado di discernere e scegliere, per aiutare le nuove generazioni, i nostri figli ed i nostri anziani ad approcciare questo mondo con empatia e non con il rifiuto o scetticismo.Secondo me il ruolo della scuola è centrale su questo tema: è necessario favorire lo sviluppo di ragazzi in grado di comprendere il mondo in cui vivono ed adattarsi ad esso. E’ un tema strategico.Ai bambini vanno insegnate l’arte, la poesia e la creatività, le lingue straniere, la lettura e la musica, solo così avranno in mano gli elementi opportuni per diventare dei bravi innovatori ed essere decisori del loro futuro, senza farsi manipolare dall’ignoranza, ma diventando persone consapevoli, in grado di affrontare le sfide della vita.

VII Festival Canoro del Centro D.I.R.E.

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