Via crucis - Noha

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“Desti a me quest’anima divina e poi la imprigionasti in un corpo debole e fragile: com’è triste viverci dentro”, diceva Michelangelo Buonarroti; come dimostra l’arte, l’uomo ha sempre inseguito quell’ideale di bellezza e perfezione che più si avvicinava al divino, e noi che viviamo nella civiltà dell’immagine lo sappiamo bene.

Sentirsi sicuri del proprio corpo significa sentirsi a proprio agio, vivere bene con se stessi e con gli altri; tuttavia, la visione di noi stessi può essere soggetta ad una distorsione della percezione che si ha della stessa, lo abbiamo visto purtroppo con l’anoressia (ragazze magrissime, al limite dell’umano possibile, che si vedono grasse).

Recentemente gli scienziati hanno documentato l’altra faccia della stessa medaglia, una nuova malattia che prende il nome di Vigoressia o Complesso di Adone, i soggetti colpiti da questa patologia sono spesso maschi tra i 16 e i 35 anni, muscolarmente ipertrofici, vivono in funzione del loro aspetto fisico, seguono estenuanti allenamenti in palestra e un’alimentazione completamente squilibrata, quasi sempre iperproteica, ricorrono all’utilizzo di integratori molto pericolosi prescritti da personale inesperto (spesso gli istruttori che li consigliano non hanno studi adeguati e non conoscono le conseguenze di certe azioni). Gli integratori utilizzati, si comprano liberamente (si dovrebbe riflettere anche su questo), anche su internet, sono costituiti da proteine, aminoacidi ramificati e nel peggiore dei casi ormoni anabolizzanti; ma perché li consideriamo così pericolosi?

Un soggetto sano, con un’attività fisica normale necessità di 1,2 g di proteine per Kg di peso corporeo, introiti maggiori di questo possono portare alla lunga a insufficienza renale; l’utilizzo di aminoacidi ramificati riduce il senso di fatica portando il soggetto a non fermarsi quando in realtà il proprio corpo lo richiede, gli steroidi anabolizzanti portano a gravi problemi cardiovascolari. Inoltre, l’ipertrofia muscolare, in soggetti giovani, non completamente formati, può generare problemi articolari. Questa, come l’anoressia, non è una patologia puramente “alimentare”, ma i soggetti affetti da essa godono spesso di bassa autostima e la realizzazione sul piano fisico rappresenta l’unica gratificazione, diventando così vittime di questa ricerca ossessiva della perfezione, che, come tutti sappiamo, non esiste.