volkswagen golf i 1974Era l’estate del 1991 quando il mio pediatra di Lecce e, precisamente, il Prof. Prospero Pintozzi, deceduto nel 1998, mi invitò, mentre ero per strada con i miei genitori, a salire al suo appartamento al quarto piano mentre guidava una Golf bianca seconda serie. Partendo da questa breve introduzione, inizio a fare la storia di quest’automobile. Alla fine degli anni sessanta la Volkswagen, rispetto alle altre case automobilistiche europee, che avevano una gamma di modelli più ampia, andava avanti solo con le vendite del Maggiolino e delle sue derivate. Nel 1968 la casa automobilistica di Wolfsburg lanciò la 411, una berlina di fascia medio-alta con motore posteriore boxer da 1600 cc raffreddato ad aria, ma fu un flop commerciale. Così, nel 1971, la 411 fu affiancata dalla K70.

Quest’ultima era sempre una berlina di fascia medio-alta ma aveva il motore da 1600cc montato anteriormente con quattro cilindri in linea e raffreddato ad acqua. Ma anche in questo caso fu un totale insuccesso. Così, nel 1973, arrivò sul mercato la Volkswagen Passat, che era una berlina a due volumi di fascia medio-alta lanciata per affiancare la K70. Questa volta, però, le vendite lievitarono. La Volkswagen, intanto, pensava ad un altro modello più piccolo in grado di sostituire il Maggiolino dopo quasi quarant’anni di onorata carriera. Il nuovo modello doveva essere a trazione anteriore e dotato di un motore anteriore a quattro cilindri in linea e raffreddato ad acqua per sostituire il tradizionale motore posteriore boxer 4 cilindri raffreddato ad aria forzata montato sul Maggiolino. Per fare ciò la casa automobilistica di Wolfsburg si rivolse alla Fiat per studiare il motore della Fiat 128, berlina di fascia media a tre volumi lanciata nel 1969.

Quest’ultima aveva un motore da 1100 cc in alluminio e camera di combustione in ghisa carburato meccanicamente, raffreddato ad acqua con accensione meccanica a spinterogeno e con distribuzione a cinghia dentata anziché a catena. Questa soluzione piacque molto alla Volkswagen che decise di utilizzarla per il nuovo modello. La carrozzeria della sostituta del Maggiolino doveva essere a due volumi e disponibile a tre e a cinque porte e ispirata a quella dell’Alfa Romeo Alfasud del 1972. Per il disegno fu incaricato il famoso designer Giorgetto Giugiaro. Quest’ultimo optò per una carrozzeria a due volumi dalle forme più squadrate rispetto all’Alfasud e ispirate a quelle della Fiat 128. Così, nella primavera del 1974, la Volkswagen lanciò sul mercato la Golf, una berlina di fascia media a due volumi dalle forme alquanto squadrate. In Italia arrivò nell’autunno del 1974 e in Giappone nel 1975. Nel Nord America il modello prese il nome di Rabbit e in America Latina quello di Caribe. La carrozzeria del nuovo modello era a due volumi ed alquanto squadrata in linea con la moda automobilistica degli anni settanta basata su forme spigolose e geometriche.

Sull’anteriore erano presenti due proiettori circolari e due indicatori di direzione arancioni rettangolari posti ai lati del paraurti e sul retro due gruppi luci rettangolari con luci retromarcia e retronebbia. Gli indicatori di direzione laterali, di forma rettangolare, erano posti ai lati dei proiettori anteriori. I finestrini anteriori laterali presentavano dei deflettori apribili. La carrozzeria era disponibile a tre e a cinque porte. I motori che equipaggiavano il nuovo modello erano un 1100 cc e un 1500 cc di derivazione Fiat 128 carburati a depressione. L’avantreno era a ruote indipendenti MacPerson mentre il retrotreno era a ruote interconnesse. Gli interni erano piuttosto spartani e la plancia, in allumino e plastica, presentava forme alquanto geometriche e squadrate. Il tachimetro, il contagiri, gli indicatore del livello del carburante e della pressione dell’acqua erano circolari e incassati nella plancia. Vi erano anche le luci di emergenza di serie. Lo sterzo era a cremagliera.

Gli allestimenti erano quello base e quello L. Il primo presentava fari ad incandescenza, cambio a quattro marce, ammortizzatori a flauto, freni a tamburo simplex in ghisa e coprimozzi in plastica nera. Il secondo, invece, era dotato di retroilluminazione specifica della plancia, fari al bromo, ammortizzatori ad elementi flottanti, freni a disco anteriori in ghisa, cambio a cinque marce e coprimozzi in alluminio. In più i due allestimenti sopracitati erano anche personalizzabili. Le vendite furono subito soddisfacenti e il precedente Maggiolino, nonostante la flessione delle richieste da parte degli acquirenti, fu prodotto in Europa fino al 1986. Nel 1975 la gamma si ampliò perché arrivò sul mercato la Golf GTI, dotata di un motore turbocompresso da 1500 cc ad iniezione diretta meccanica. I cerchi delle ruote erano di disegno specifico e i freni erano tutti e quattro a disco. In più era presente sulla plancia l’indicatore della pressione dell’olio e della potenza del turbocompressore. Lo sterzo e gli ammortizzatori erano idraulici e il retrotreno a ruote indipendenti. Sul frontale vi erano quattro proiettori anziché due. La carrozzeria era solo a tre porte. La selleria era in pelle anziché in tessuto. Il modello ebbe un discreto successo ma le turbolenze del motore in accelerazione e gli elevati costi di listino costrinsero gli acquirenti a concentrarsi sugli allestimenti più spartani.

Nel 1976 si aggiunse la Golf diesel dotata di un motore da 1500 cc alimentato ad iniezione meccanica indiretta. Questa versione era disponibile con carrozzeria a tre e cinque porte e negli allestimenti base ed L. In più fu la versione più venduta. In più il motore della GTI divenne da 1600 cc. L’anno seguente arrivò l’allestimento GL che presentava quattro fari anteriori circolari e si aggiunse il diesel da 1600 cc. Nel 1978 il modello fu sottoposto ad alcune modifiche perché i paraurti divennero interamente in plastica mentre, precedentemente, erano in plastica ed alluminio. Nel 1979 arrivò la versione cabriolet che era dotata di motori da 1300 cc, 1500cc e 1600cc ad iniezione meccanica e capote in tela priva di roll-bar. Gli allestimenti erano gli stessi delle versioni a benzina. In più vi erano diversi allestimenti speciali come il Quartett, il Youngline, lo Smartline e il Confortline. Oltre a quest’ultima arrivò la versione a tre volumi che prese il nome di Volkswagen Jetta e quella furgoncino detta Golf Van. Nel 1980 i fari anteriori e i gruppi luci posteriori furono aumentati di dimensione e arrivò l’allestimento Formel E, destinato ai motori benzina da 1100cc ad accensione elettronica a spinterogeno e sui diesel ad iniezione analogica elettronica indiretta, che era dotato di una spia sul cruscotto che avvertiva il guidatore quando doveva cambiare marcia, soluzione adottata in seguito dalla Fiat per l’allestimento Energy Saving (ES). Il raffreddamento era a liquido anziché ad acqua.

Quest’ultimo era presente, all’inizio, solo sul mercato tedesco.  Nel 1981 si aggiunse la versione CL, versione più spartana di quello GL, destinata solo al mercato tedesco. L’allestimento base divenne C. L’anno successivo la 1600 cc GTI divenne 1800cc GTI e arrivò la prima versione diesel turbocompressa GTD da 1800 cc ad iniezione diretta meccanica e la versione pick-up Caddy. A questo punto la Golf divenne l’auto europea più venduta nel mondo. Nel 1983 si aggiunsero gli allestimenti GX e LX. Sempre nello stesso anno, dato che la Golf del 1974 iniziava a mostrare i segni dell’età, fu lanciata la seconda serie. La carrozzeria, progettata da Herbert Schafer, mutò più sul posteriore che sul davanti perché i gruppi luci posteriori divennero da rettangolari a forma di triangolo rettangolo. L’anteriore rimase quasi immutato. Gli indicatori di direzione laterali, di dimensioni più ridotte, si trovavano appena sopra i parafanghi anteriori. La carrozzeria, nell’insieme, divenne più aerodinamica e meno squadrata. I deflettori posti sui finestrini laterali anteriori non erano più apribili e il tappo del serbatoio non era più a vista.

La novità più importante fu l’introduzione del climatizzatore a richiesta. La plancia, in parte ridisegnata, divenne interamente in plastica. Il modello, da questo momento, iniziò a chiamarsi Golf in tutto il mondo. Gli allestimenti rimasero gli stessi ma si aggiunse quello a quattro ruote motrici Syncro con motore da 1800 cc non turbocompresso, quattro freni a disco e ammortizzatori a valvola lamellare. Sparì l’allestimento base C. La versione cabriolet rimase invariata. Nel 1986 si aggiunse la GTI con motore bialbero ad iniezione elettronica e cruscotto a cristalli liquidi opzionale. Nel 1987 il modello subì alcune modifiche perché sparirono i coprimozzi in alluminio sostituiti da nuovi copriruota integrali in plastica bianca. In più la versione GTI fu dotata di iniezione elettronica analogica. Sparirono le motorizzazioni da 1100 cc. Oltre a ciò vi erano alcuni allestimenti speciali come il Menphis, il Manhattan, il Madison e il Champ. In più, nel 1989, si aggiunsero le versioni speciali G60 e G60 Rallye con due fari rettangolari sull’anteriore, motore turbocompresso da 1800cc, carrozzeria a tre porte e trazione integrale della versione Syncro.

Alla fine del 1989 tutti i motori da meccanici divennero elettronici ad accensione spontanea, il raffreddamento divenne a liquido per tutte le versioni, i dischi anteriori divennero in acciaio e sparirono le motorizzazioni Formel E. In più furono ridisegnati i cerchi delle ruote e la plancia e sparirono i deflettori. Era presente anche il servosterzo sulla versione GTI. Nel 1990 arrivò la Golf Country, che era una versione fuoristrada a quattro ruote motrici, stesso motore della Syncro e ammortizzatori selettivi. Di quest’ultima vi era anche una versione speciale decappottabile chiamata “Biagini Passo”. Verso la fine del 1991 arrivò sul mercato la terza serie.

Questa volta la carrozzeria venne interamente ridisegnata perché presentava forme più aerodinamiche rispetto alle due serie precedenti. I proiettori anteriori da circolari divennero semiellittici. Gli indicatori di direzione anteriori furono affiancati rispettivamente da due luci di posizione bianche. I gruppi luci posteriori furono aumentati di dimensioni. La plancia venne ridisegnata con forme più ergonomiche. In seguito vennero si aggiunsero gli airbag, l’ABS e il servosterzo di serie. Per quanto riguarda le motorizzazioni vi erano anche quelle Ecomatic dotate di un sistema start e stop che spegneva automaticamente il motore in caso di aumenti di temperatura o frenate di emergenza. Pertanto, stando così le cose, non vi era più bisogno dell’ausilio di apposite ventole per il raffreddamento. Oltre alla GTI si aggiunsero l’allestimento GT e le motorizzazioni VR6 da 2800cc.

Nel 1993 arrivò la nuova versione cabriolet e la versione Station Wagon Variant. La vecchia versione cabriolet continuò ad essere prodotta nella Repubblica Sudafricana fino al 2009. La versione Variant fu ribattezzata in seguito “Yachting”. Le motorizzazioni, in relazione alla normativa anti inquinamento imposta dal “Trattato di Maastricht”, divennero tutte ad iniezione elettronica digitale e centralina elettronica rimodulabile. La struttura dei motori divenne interamente in acciaio leggero anziché in allumino e ghisa. Le vecchie motorizzazioni diesel da 1600 cc furono sostituite dalle nuove diesel da 1900 cc. In più arrivarono i nuovi diesel turbocompressi ad iniezione diretta TDI. Sparirono anche le versioni Crossover e Syncro. Della Golf terza serie vi erano anche le versioni speciali “Rolling Stones”, “Bon Jovi” e “Pink Floyd”.

Nel 1997 arrivò la quarta serie. Quest’ultima non si differenziava molto dalla serie precedente. La carrozzeria era meno aerodinamica, i proiettori anteriori furono ridotti di dimensione e includevano anche gli indicatori di direzione anteriori e la targa posteriore fu posta, per la prima volta, sul paraurti posteriore in posizione mediana come la sorella minore Peugeot 205 del 1983. Le carrozzerie disponibili erano la tre porte, la cinque porte, la cabriolet e la Station Wagon Variant. Dalla cabriolet fu ricavato anche lo spider Volkswagen Eos con capote apribile in metallo e roll-bar. Per quanto riguarda i diesel arrivò la versione non turbocompressa SDI. Nel 1999 si aggiunsero le motorizzazioni benzina da 2000 cc e 2300cc Questa volta, però, le vendite calarono perché la carrozzeria era meno aerodinamica.

Nel 2003 arrivò la quinta serie. Questa volta si riprendono le forme aerodinamiche della terza serie ma vengono aumentate le dimensioni. I gruppi luci posteriori divennero a semiellisse. L’unica pecca era il piano di carico del baule che non era perfettamente piano. In seguito arrivò una versione monovolume chiamata Golf Plus. Per quanto riguarda le motorizzazioni si aggiunse quella bi-fuel da 1600 cc alimentata a benzina-GPL. Il retrotreno divenne multilink anziché a ruote interconnesse. I vecchi allestimenti CL, GL, GT furono sostituiti dai nuovi TSI e FSI. A partire dal 2008 i gruppi luci posteriori non presentano più cerchi luminosi ma ritorna la classica divisione longitudinale. In più le motorizzazioni diesel abbandonano l’iniezione la vecchia iniezione diretta e diventano ad iniezione diretta Common-Rail.

Tra quest’ultime vi era anche disponibile la versione diesel ecologica TDI Blue Motion. Si aggiunsero anche le motorizzazioni benzina più economiche da 1200 cc. Nel 2012 arrivò la sesta ed attuale serie della Golf. Rispetto alla serie precedente il design, voluto da Walter Da Silva, subisce alcune modifiche. I fari anteriori e i gruppi luci posteriori vengono ridotti di dimensione. La carrozzeria divenne ancora più aerodinamica e ispirata a quella della sorella minore Polo. Anche gli interni cambiarono ma non totalmente. Si aggiunsero le motorizzazioni benzina da 1000 cc. Il resto rimase quasi invariato. Nonostante sia passato quasi mezzo secolo dal lancio del modello, la Golf rimane ancora in produzione ed è una delle auto europee più vendute e anche una delle più amate la mondo per la sua capacità di rinnovarsi sempre nel tempo.

Fino al 1993, prima del lancio della sorella minore Fiat Punto, era l’auto più venduta in Europa. Solamente pochi modelli resistono ancora così tanto come la sorella maggiore Volkswagen Passat, la britannica Mini, la Ford Fiesta e le Land Rover Defender, Range Rover e Discovery.

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